Elezioni Regionali Liguria - Domenica 28 e Lunedì 29 marzo 2010

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Eventi Campagna Media I Candidati PDL in lista alla Regione Liguria prog_up
 
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I NOSTRI VALORI
 
La Libertà e L’Identità
Un progetto di governo non può prescindere dai valori in cui tutti noi ci riconosciamo e che sono i valori fondanti della storia e della cultura italiana e europea. La libertà è alla base della nostra identità. Per i liberali autentici, costituzionali, l’Uomo è libero quando non è sottoposto a vincoli arbitrari, stabiliti da procedure che non ì hanno la sua partecipazione.
Limitarsi a pretendere di poter fare ciò che si vuole, purché non lesivo dei diritti altrui, conduce a un’idea di Società sommatoria di volontà individuali e che quindi non è una Società. La sensibilità sociale è fondamento del nostro essere.
Significativi i dati statistici che rivelano nella nostra Liguria una evidente disgregazione di rapporti, una difficoltà nel riconoscimento dei valori civili, una caduta dello stesso senso di appartenenza a una collettività. È essenziale che la Politica in Liguria ritorni ad agire tenendo ben presente che le sue radici sono nel fondamento cristiano-liberale dell’Europa e che la libertà della persona possa trovare radicamento nelle cose in cui crediamo.
 
Il buon governo
I principi ispiratori della nostra politica economico-finanziaria e dell’azione amministrativa sono antitetici rispetto a quelli di chi ha governato la nostra regione negli ultimi cinque anni. Noi crediamo nei principi del mercato, del merito, della libertà e della concorrenza. Sosteniamo con convinzione il definitivo avvio del federalismo fiscale in quanto opportunità irrinunciabile di controllo dei cittadini elettori sulle decisioni degli eletti. Nella gestione dell’ente regionale vogliamo promuovere e diffondere una nuova etica pubblica, ispirata a criteri di trasparenza, responsabilità e netta separazione tra sfera politica e sfera amministrativa. Anziché mettere le mani nelle tasche dei contribuenti liguri, come ha fatto l’attuale amministrazione, il nostro impegno prioritario è restituire risorse e servizi ai cittadini liguri, contenendo l’imposizione fiscale ai livelli minimi necessari a finanziare secondo standard di efficienza i servizi fondamentali, razionalizzando e riqualificando la spesa regionale, ricercando con criteri manageriali e senza ingerenze politiche l’efficienza in ogni settore di intervento regionale, orientando le risorse pubbliche verso gli impieghi più produttivi, ossia verso gli investimenti e un moderno sistema di welfare.
 
L’Economia sociale e di mercato, il Lavoro, i Giovani

Per dare sostegno alle aree di lavoro più fragili e per combattere la crisi economica e la fuga dei giovani dalla Liguria, è essenziale l’apertura al nuovo, il rilancio dell’economia e l’impegno ad accogliere ed aiutare le imprese a creare lavoro nonché un serio investimento nella cultura, nell’innovazione, nelle infrastrutture, nel turismo e nel commercio. Nonostante la crisi economica che si è abbattuta sulle nostre città, con la chiusura di numerosi esercizi commerciali e di piccole imprese, crediamo che sia forte il desiderio di rinascita e lo spirito imprenditoriale dei nostri giovani che troveranno insieme a noi nuove soluzioni e stimoli, con l’aiuto di un mondo adulto che deve farsi prima di tutto vero maestro per poi lasciare il giusto spazio al nuovo.

 
La Sicurezza
La sicurezza è precondizione del vivere libero e civile e rappresenta un’emergenza importante per le città liguri a livello di criminalità diffusa. L’incertezza del diritto e l’assenza di autorevolezza di chi lo deve far rispettare creano le condizioni per una diffusa illegalità che pian piano diventa il terreno fertile su cui si impiantano e crescono i comportamenti illegali anche più clamorosi. Vogliamo combattere il crimine senza compromessi, sostenendo adeguatamente e con convinzione le forze dell’ordine, per tutelare i più indifesi e ristabilire quella tranquillità sociale che è un diritto essenziale dei cittadini.
 

 
I PUNTI PROGRAMMATICI DEL PROGETTO DI GOVERNO DELLA LIGURIA
 
 

LAVORO, ATTIVITÀ PRODUTTIVE, OCCUPAZIONE

La nostra regione offre grandi potenzialità di sviluppo ma vi sono forti elementi di criticità strutturali che, da un lato, possono condizionare il rilancio dell’economia ligure, ma dall’altro, ne potrebbero divenire i punti di forza, come la sua stessa conformazione e posizione geografica nel contesto europeo.
Ciò che fino ad oggi non è stato fatto è adottare quelle misure necessarie per imprimere una valorizzazione complessiva del territorio, non solo in termini di investimenti produttivi ma di miglioramento della qualità della vita, dei servizi pubblici, delle ricadute occupazionali per i nostri giovani disoccupati e lavoratori precari nel segno di un reale compimento delle Pari Opportunità sancite dalla Costituzione.

Lo sviluppo del territorio
Vogliamo ripensare a una strategia di utilizzo del territorio in chiave di competitività. L’ utilizzo del territorio deve avvenire in funzione dello sviluppo economico compatibile.
Lo sviluppo:
• deve avere importanti ricadute economiche sul futuro economico della Liguria;
• deve essere rivisto non in chiave di “cementificazione” bensì di rielaborazione del tessuto urbano e dei centri storici;
• deve coinvolgere la più ampia compagine produttiva possibile;
• deve garantire un miglioramento dello scenario abitativo;
Dobbiamo quindi rivedere e ripensare alle modalità attuative del “piano casa” per comprendere, anche, le attività produttive.
L’attività di sviluppo del territorio deve indirizzarsi verso l’elaborazione di soluzioni di utilizzo e riconversione delle aree industriali/produttive non più operanti:
• aree ferroviarie, valorizzarle come aree di scambio;
occorre su questo punto continuare gli intendimenti che la Giunta Biasotti aveva raggiunto a suo tempo (come il finanziamento della pista ciclabile/pedonale - chiamata Area 24);
• aree ex industriali o altrimenti destinate.

Costituisce un chiaro risultato, l’area Stoppani che collegata al dismesso Ospedale psichiatrico di Cogoleto, è adatta a recepire attività sia produttive che turistiche che ludiche.
Vogliamo inoltre sostenere con forza il progetto della Zona Franca di Ventimiglia.
La Regione deve recuperare il suo ruolo istituzionale, di indirizzo politico, di sostegno alle realtà locali, di scelta di utilizzo del territorio, creando un contesto favorevole agli interventi economici.

Piccole Medie Imprese
La Regione Liguria si distingue per la forte presenza, in tutti i settori economici, della Piccola e Media Impresa.
È necessario porre in essere interventi e scelte condivise e discusse con gli operatori ed orientarsi in direzione dello sviluppo dei traffici marittimi.
Vi è la necessita di intervenire a sostegno delle piccole e medie imprese (anche a livello artigianale) e a questo fine ci poniamo l’obiettivo nella legislatura di ridurre:
• il livello delle spese e delle commissioni richieste dalla Pubblica Amministrazione per registrare un’impresa;
• il tempo necessario per fondare un’impresa a meno di una settimana;
• limitare a due mesi il tempo per il rilascio di licenze e permessi necessari all’ avvio dell’attività di impresa.

Presenteremo una proposta per definire: “Misure di semplificazione amministrativa per le imprese ed attivazione della procedura “impresa in 1 giorno” con impatto in tutte le varie fasi della vita produttiva, dall’apertura alla cessazione dell’ impresa.
Ci impegneremo a:
• prevedere l’ accesso facilitato agli appalti pubblici, a partire da quelli banditi dai Comuni con popolazione
inferiore a 5.000 abitanti e/o per forniture sotto la soglia comunitaria;
• creare una rete di impresa che ne incentivi lo sviluppo;
• facilitare l’ abbattimento delle problematiche amministrative;
• intensificare i rapporti tra università e le piccole e medie imprese;
• consentire la gestione della parte burocratica mediante la diffusione del contratto di rete.
Vogliamo anche necessario rivedere e ripensare:
• ai 2 distretti tecnologici: devono essere potenziati per mettere a regime le loro potenzialità;
• alle necessità di fare interagire maggiormente la grande azienda con le piccole e medie imprese;
• ai distretti industriali che ad oggi non hanno funzionato, anche per mancanza di un interlocutore istituzionale;
• a “mappare” il territorio per individuare i bacini di domanda/offerta al fine di individuare le aree di sviluppo del nel territorio;
• ad una “politica” di distribuzione delle risorse migliore privilegiando la specializzazione e gli investimenti mirati;

Marketing territoriale
Vogliamo riprendere la politica di Marketing territoriale, già da noi avviata nel 2003, capace di attrarre investitori nazionali ed internazionali.
Proponiamo di mettere in campo il contratto di insediamento per incentivare la localizzazione di attività produttive sul territorio.
Il Contratto di insediamento è:
• uno strumento di negoziazione esclusivo della Regione, gestito da FILSE, per assistere l’insediamento in Liguria di imprese estere o provenienti da altre regioni italiane, che garantisce certezza dei tempi di insediamento e sostegno finanziario;
• una forma di aiuto alle imprese, che favorisce la concertazione tra Enti pubblici e locali, Università, soggetti gestori dei poli d’innovazione, parchi tecnologici e gli operatori privati che partecipano al processo di insediamento.
Ci proponiamo l’obiettivo di:
• incoraggiare la localizzazione e lo sviluppo in Liguria di nuovi investimenti nei settori industriale, dei servizi, dell’energia, della ricerca;
• creare sinergie con il tessuto locale - gli Enti locali, il mondo della produzione, dei servizi, della ricerca, della formazione;
• favorire la crescita di opportunità per le risorse umane in termini di impiego e conoscenza;
• garantire un proporzionale numero di posti di lavoro a tempo indeterminato per i nostri giovani, pena la restituzione dei fondi destinati all’ insediamento.

Per una vera politica di sviluppo
Le nostre imprese hanno tenuto nonostante la crisi, si sono mantenute nel tessuto produttivo e hanno investito, ma dal 2010 la crisi economica entrerà nei bilanci delle imprese.
Oggi è necessario, in un’ottica di sviluppo, passare dalla fase di mantenimento e di consolidamento a quella di competitività.
Vogliamo, quindi, ripensare alle modalità di attuazione delle misure di sostegno della programmazione comunitaria:
• passare da interventi a pioggia indifferenziati a strumenti in grado di selezionare gli ambiti di intervento e stimolare un’effettiva crescita del tessuto produttivo locale, mediante l’attivazione di un circuito virtuoso
• utilizzare le risorse a vantaggio di una seria politica industriale.
La politica economica regionale non deve avere gli stessi parametri della Grande Impresa, ma deve permettere la realizzazione di interventi efficaci e commisurati alla realtà economica ligure, in cui la presenza delle PMI è estremamente diffusa.
La tendenza a favorire le grandi imprese deve essere affiancata da una maggiore attenzione verso le PMI, proprio mettendo a sistema iniziative che facilitino l’incontro tra la Grande Impresa e le PMI.
Per reagire alla crisi, ci si propone di sostenere ed incentivare:
• la razionalizzazione dei costi per rendere più efficiente la gestione d’impresa;
• la ricerca di nuovi canali e forme promozionali;
• il miglioramento della qualità e del design;
• innovazione e la qualità per assicurare la presenza sul mercato;
• la ricerca e lo sviluppo

Il ruolo della Finanziaria regionale
Oggi, la Finanziaria Regionale, su preciso mandato dell’Ente attua la politica industriale della Regione a volte surrogando di fatto la Giunta.
La Regione deve recuperare il suo ruolo istituzionale e dare un indirizzo politico di aiuto e sostegno alle aziende e al sistema produttivo locale.
A questo scopo, riteniamo opportuno:
• impostare un “Patto Istituzionale” tra Regione/Filse/Sistema Bancario e con chi vuole scommette sullo sviluppo della Liguria per far sì che le piccole imprese ottengano crediti agevolati, sostenuti dai Confidi regionali, grazie a un plafond di risorse messe in campo dalla Regione;
• rifare il “Patto per lo sviluppo”, attuato dalla Regione nel 2008 con le parti economiche e su sollecitazione di queste;
• pensare a figure professionali individuate come il “project manager” per elaborare strategie di sviluppo di aree e ambiti in cui, poi, coinvolgere l’intervento degli operatori e degli investitori privati. È urgente intervenire su misure di ingegneria finanziaria, fino ad oggi trascurate.
Riteniamo che la FILSE non possa continuare a costituire solo il “tesoretto” della Regione con fondi cospicui ed inutilizzati, ma debba dedicare tutte le proprie risorse ad esclusivo beneficio dello sviluppo economico della Liguria.
La stessa è una società della Regione ma, nell’attuale legislatura, si è vista attribuire un ruolo sempre più incisivo in tema di programmazione e di funzioni.
È necessario quindi immaginare per la Finanziaria della Regione, pur mantenendone il ruolo storico di strumento per la gestione della finanza agevolata (fondi europei e statali):
• come una Holding di Partecipazione:che possa intervenire con specifici capitali nelle situazioni di crisi industriale sostenendo le imprese la loro eventuale riorganizzazione finanziaria anche ponendosi come riferimento per la ricerca di risorse economiche sul mercato dei capitali e non surrogando la Regione come nel caso ACAM di Spezia;
• ridefinire le funzioni ed i compiti di FILSE, sulla base delle scelte politiche e programmatorie della Regione;
• predisporre meccanismi di accelerazione dei finanziamenti alle imprese da parte di FILSE;
• riorganizzazione delle partecipazioni attraverso la ristrutturazione organica delle numerose società che fanno parte della “galassia” di FILSE con accorpamenti e/o potenziamenti;
• in particolare ridefinire il ruolo di “Infrastrutture Liguria s.r.l”. per farne uno strumento efficace per la programmazione infrastrutturale della Regione, sull’esempio di Infrastrutture Lombarde s.p.a. in Lombardia o Strade Venete in Veneto, che molto hanno contribuito allo sviluppo infrastrutturale del loro territorio e non come semplice “stazione appaltane” per alcune opere di mero interesse elettoralistico come l’ospedale del Felettino a Spezia.

Semplificazione amministrativa e burocratica
Al momento per concedere contributi alle imprese viene applicata la “regola del DURC” (Documento Unico di Regolarità Contabile), costringendo le stesse a richiedere e presentare documenti (INPS-INAIL), per la cui acquisizione la Regione può facilmente provvedere d’ ufficio.
Il nostro obiettivo e quello di creare un ruolo/responsabilità all’interno dell’esecutivo che si occupi di semplificazione sia legislativa che amministrativa a tutela della Piccole e Medie Imprese.
Spesso le normative, sia nazionali che comunitarie, hanno un impatto molto gravoso sulla quotidiana gestione, in particolar modo per le aziende medie e piccole, dando luogo a procedure amministrative troppo onerose, che in caso di inottemperanze originano anche pesanti sanzioni.
Faciliteremo la procedura di incasso delle fatture emesse a fronte di prestazioni fatte alla Regione ed alle sue aziende, come segue:
• saldo entro 60 giorni del dovuto;
• superato il termine, il pagamento sarà effettuato da Istituti bancari convenzionati;
• eventuali interessi passivi, richiesti dagli Istituti, saranno a carico della Regione o delle sue Aziende.

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LA SALUTE

Per noi il benessere e la qualità della vita passano anche attraverso la costruzione di un sistema sanitario efficiente e sensibile alle esigenze dei cittadini, in grado di curare ma anche di prevenire. Un sistema vicino al cittadino, perché diffuso sul territorio ma anche perché capace di dialogare in maniera semplice e trasparente:
Noi saremo sempre al fianco del cittadino nel suo percorso per la salute.
Non è accettabile che una persona fragile sia lasciata sola a trovare una risposta alle sue esigenze di salute. Oggi questo tipo di risposta è trovata, con enormi difficoltà, sia nell’accesso agli ospedali che nelle residenze protette per anziani o nell’assistenza integrata ai disabili. Oggi la ricerca dell’efficienza si traduce ad esempio nell’accorciamento delle durate di degenza, ma sulle spalle di chi? Dei pazienti, che dimessi dagli ospedali, spesso sono costretti a tornarci.
Le persone costrette a ritornare in ospedale, evidentemente, non trovano altro modo per ottenere una valida risposta a reali esigenze e la “colpa” non è certamente dei pazienti o dei medici, ma di chi organizza la sanità.
Pensare di “svuotare” gli ospedali, prima di aver dato risposte alternative è velleitario ma soprattutto pericoloso. Noi non lasceremo mai il cittadino solo nel suo percorso per la salute e quindi proponiamo “un nuovo modello di organizzazione“ che accompagni l’assistito nel suo percorso di salute, quindi nella fruizione di tutti i servizi ospedalieri, riabilitativi, residenziali, semi residenziali o di assistenza domiciliare, senza soluzione di continuità, sia sotto il profilo assistenziale, sia sotto quello amministrativo. Nuove figure professionali che si “prendano cura” delle esigenze di un certo numero di persone, dal momento dell’insorgere della non autosufficienza e per sempre in tutti i bisogni di assistenza.
Vogliamo dare nuove risposte a nuovi bisogni; vogliamo dare risposte più vicine alle reali esigenze della popolazione con il potenziamento dell’assistenza a domicilio e ambulatoriale che consenta anche all’ospedale di assolvere la sua funzione in modo più efficace ed appropriato.
Perché tali proposte trovino realizzazione e affinché il sistema sanitario tenga il passo del progresso della medicina e della tecnologia e soprattutto dei reali bisogni del liguri, oltre a sviluppare attività di prevenzione e nuove aree di screening dei tumori, provvedere all’ammodernamento della rete ospedaliera e delle apparecchiature medicali, garantire un ruolo più forte ai medici ed ai pediatri di famiglia e al miglioramento delle condizioni in cui lavorano gli operatori della sanità, è necessario: riorganizzare la rete di assistenza per gli anziani ed i disabili, sviluppare le case della salute, ridurre le liste d’attesa, contenere le fughe dei pazienti verso altre regioni, dare sostegno all’associazionismo e anche ripensare ad un nuovo ruolo per le farmacie all’interno del sistema sanitari.

Riorganizzare una rete di assistenza per gli anziani ed i disabili
Come noto la regione Liguria ha il più alto numero di anziani, spesso malati, ed è quindi necessario prestare una particolare attenzione alla loro vita ed ai loro bisogni.
Vogliamo creare nuovi modelli organizzativi per la presa in carico di pazienti fragili istituendo nuove figure professionali di assistenza: i ”case manager”, che avranno il compito di monitorare costantemente il percorso assistenziale di un adeguato numero di assistiti all’interno dei diversi nodi della rete (Ospedale, Riabilitazione, Assistenza Domiciliare, Strutture di ricovero per anziani ecc.).
Particolare attenzione sarà rivolta ai pazienti, non autosufficienti, con l’ assistenza a domicilio e nelle residenze per anziani. Saranno attivate nuove forme di organizzazione tramite l’ausilio di tecnologia informatica, come ad esempio il tele-monitoraggio ed la tele-assistenza medica.

Le Case della Salute
Uno dei capisaldi della nostra politica sanitaria e di vicinanza con il cittadino è quello della realizzazione di “case della salute”. Si tratta di continuare nel cammino iniziato nel 2004 e successivamente interrotto, nella realizzazione di nuove strutture come i palazzetti della Salute della Fiumara, Doria e Nervi, che diano risposte alternative all’Ospedale.

Risposte che tali strutture dovranno differenziare a seconda che si trovino in area metropolitana o in zone decentrate. In tali strutture troveranno collocazione gli studi dei medici e pediatri di famiglia in modo da garantire un ampliamento degli orari di accesso, ambulatori specialistici, una adeguata dotazione diagnostica, il punto prelievi, il punto per la prenotazione delle prestazioni, le attività distrettuali nonché le nuove figure professionali previste per il modello di assistenza agli anziani e disabili. Qualora la localizzazione territoriale lo richieda sarà sede di auto medica, guardia medica, pubblica assistenza e, ove opportuno, saranno attivati i posti letto per i pazienti dei medici di medicina generale.

Riduzione delle liste d’attesa
La riduzione delle attese costituisce certamente un altro passaggio importante per mantenere l’impegno di stare al fianco del cittadino nel suo percorso di salute. La riduzione delle attese è senza alcun dubbio uno degli obiettivi più ambiziosi previsti dal Piano Sanitario Nazionale. Dato per scontato che la vera urgenza deve essere garantita dalle strutture di Pronto Soccorso, è necessario differenziare i tempi di attesa in base alla gravità e articolare le risposte sul territorio per agevolare l’accesso del cittadino anche ricorrendo al privato.

Il contenimento delle fughe dei pazienti verso altre regioni
Purtroppo molti bravi professionisti liguri hanno scelto di operare in case di cura fuori regione costringendo i loro pazienti a seguirli. Interverremo anche normativamente per consentire a questi professionisti di trovare, nelle strutture pubbliche e in quelle accreditare della Liguria, con cui si potranno prevedere forme di collaborazione pubblico privato, la possibilità concreta di operare in favore dei pazienti liguri.

Sostegno all’associazionismo
Il ruolo dell’associazionismo è vitale per il funzionamento della sanità Sempre più capillare deve essere la capacità di collaborazione tra servizio pubblico, enti e associazioni di volontariato, valorizzando quelle che offrono servizi di qualità. Il primo obiettivo che si vuole raggiungere è quello della istituzionalizzazione di un “canale di ascolto” che dia modo alle associazioni di essere coinvolte sia nella fase di programmazione, che in quella di assistenza alle persone fragili, dalla prevenzione delle dipendenze e del disagio ai nuovi settori di intervento.

Nuovo ruolo per le farmacie
Le farmacie dovranno svolgere un importante ruolo di supporto alle attività delle Aziende Sanitarie superando il concetto di fornitore per passare a quello di partner e consentire al cittadino un miglior servizio e, stante la loro capillarità soddisfare i suoi bisogni come: incremento della distribuzione diretta dei farmaci, senza doversi recare presso le poche strutture delle ASL, dei presidi sanitari, prenotazione esami, attività informativa sui farmaci, sviluppo di attività sanitarie di supporto.

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TERZA ETÀ ATTIVA

Com’è noto la nostra regione ha il record europeo di anziani. Tutti dicono che è una regione “vecchia”, a volte in tono dispregiativo. Come se i nostri anziani siano un peso e non una risorsa. Dobbiamo sempre tener presente che essi hanno, negli anni, contribuito, con il loro lavoro, a creare ricchezza e sviluppo, hanno educato i giovani con il loro esempio, hanno sostenuto le giovani famiglie con il loro contributo non solo di esperienza ma anche economico in un Paese che cambiava. A loro dobbiamo riconoscenza e attenzione. Noi li consideriamo una risorsa che può ancora dare molto allo sviluppo e alla coesione sociale.

Per rispondere concretamente a questi obiettivi, oltre alle politiche sulla salute sopra descritte, come quella rivolta a riorganizzare una rete di assistenza per gli anziani e particolarmente a quelli che non autosufficienti, vogliamo riprendere tutte le iniziative che nella nostra passata legislatura avevamo messi in campo coinvolgendoli:
• nella vita culturale e sociale delle nostre città;
• riavviando i corsi di formazione all’uso del computer e delle nuove tecnologie dell’informazione, della banda larga e della nuova frontiera del digitale terrestre;
• definendo un progetto che accompagni i nostri anziani e le fasce deboli non autosufficienti, verso la pratica sportiva “ dolce”. In questo caso particolare attenzione sarà dedicata ad agevolazioni e contributi finanziari per le iscrizioni ai Centri Sportivi specializzati;
• ripristinare i contributi economici attraverso l’uso delle carte bancarie a scalare che chiamammo Anni d’Argento.
Sempre nell’ottica di rendere più partecipi i nostri anziani alla vita sociale e famigliare abbiamo individuato nella figura dei “nonni baby-sitter” un’attività che potrebbe andare incontro alle necessità delle famiglie a più basso reddito e per quelle in cui i due genitori lavorano incentivando attraverso”vaucher ad hoc”, l’impiego dei nonni come assistenti per i figli.
Questa attività, che già in molti casi viene svolta con assoluta dedizione ea more dai nonni, come surroga dei genitori, potrebbe essere svolta percependo un aiuto economico da parte della Regione con duplice vantaggio economico sia per gli anziani che per i genitori stessi.
Naturalmente questa iniziativa, come altre descritte nel programma, saranno oggetto di una specifica legge regionale destinata al sostegno concreto delle famiglie.
In sintesi vogliamo mettere in campo tutte le iniziative possibili che li facciano sentire ancora utili all’interno delle famiglie e partecipi della vita quotidiana e sociale delle nostre città e non un peso da sopportare con sufficienza e spesso insofferenza.

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UNA RESPONSABILE POLITICA FINANZIARIA PER LO SVILUPPO E L’OCCUPAZIONE

L’attuale situazione finanziaria e patrimoniale della Regione è fortemente deteriorata rispetto a quella consegnata nel 2005.
È aumentato il debito regionale e si è consumato quasi interamente il patrimonio.
La pressione fiscale sulle famiglie liguri è tra le più alte fra le Regioni italiane.
La spesa sanitaria è fuori controllo, assorbendo una quota sempre maggiore delle risorse regionali.
La pressione fiscale è superiore a quanto sarebbe necessario per coprire i disavanzi sanitari: ciò significa che le famiglie sono tassate per finanziare una spesa regionale improduttiva e clientelare.

La gestione della finanza regionale da parte della giunta Burlando è fortemente censurabile. Sono in corso richieste di rimborso dell’addizionale regionale all’Irpef che espongono la Regione nei prossimi anni al rischio di un debito fuori bilancio di decine di milioni di euro. La gestione dei derivati finanziari evidenza scarsa trasparenza; gli atti sono stati trasmessi alla Procura della Corte dei conti. La prevalenza del debito a tasso fisso (nell’attuale fasi di diminuzione dei tassi di mercato) sta esponendo la regione a sostenere consistenti costi per interessi passivi. Non sono state compiute razionalizzazioni nella spesa corrente; il meccanismo di centralizzazione degli acquisti non ha prodotto risultati.

I principi liberali di una politica finanziaria responsabile
Il bilancio non è un semplice documento contabile ma è il fondamento su cui costruire concretamente le nostre politiche: dietro i numeri ci sono i valori che guidano le nostre azioni.
Sappiamo che con l’imposizione fiscale la regione finanzia l’erogazione di servizi che il mercato non sarebbe in grado di fornire in modo efficiente. Sappiamo anche che una eccessiva pressione fiscale può ostacolare lo sviluppo. Riteniamo che l’imposizione fiscale debba essere mantenuta al livello non superiore a quello che consente di finanziare i servizi ai cittadini secondo standard di efficienza. Le risorse libere dovranno essere usate per rilanciare l’economia della Liguria con serie politiche di investimento.
I cittadini liguri chiedono che si investa sul rilancio dell’economia e sulle persone. È necessario ammodernare le infrastrutture per sostenere lo sviluppo e investire in formazione e ricerca per avere capitale umano di qualità.

Obiettivi e politiche
Le nostre politiche hanno un orizzonte più ampio che tiene conto degli effetti del federalismo fiscale. Con l’avvio del processo di attuazione del federalismo fiscale il quadro di riferimento è destinato a mutare drasticamente. Se fino ad oggi la finanza regionale in Italia è stata una finanza derivata, ossia lo Stato ha comunque garantito il finanziamento della spesa delle Regioni, in prospettiva il nuovo assetto della finanza regionale determina nuovi vincoli e nuove opportunità.
• I vincoli derivano dal fatto che la crescita tendenziale della spesa regionale, se non governata, potrà essere superiore a quella delle fonti di entrata.
• Le opportunità derivano da un assetto che responsabilizza davvero i governi regionali sulla spesa pubblica, che rende trasparenti i meccanismi di finanziamento della spesa, che favorisce il controllo democratico dei cittadini contribuenti sui governi regionali.
Per noi federalismo, ed in particolare il federalismo fiscale, significa:
• meno tasse;
• meno burocrazia;
• più efficienza;
• maggiore libertà;
• maggiori opportunità per i cittadini-contribuenti di controllare da vicino come vengono spese le risorse.
La grande opportunità che si profila con il Federalismo è di poter applicare la nostra ricetta per lo sviluppo. La capacità dell’economia ligure di crescere porterà a un incremento delle basi imponibili e delle fonti di entrata per l’Amministrazione. Ciò permetterà maggiori spazi di autonomia in materia di politica economica consentendo di:
• ridurre la pressione fiscale,
• attuare una politica tributaria mirata e incentivante la crescita e l’occupazione,
• proseguire con più decisione in una politica della spesa pubblica che sia effettivamente selettiva e che privilegi gli investimenti per lo sviluppo e il lavoro.
Un processo in questa direzione era stato da noi avviato nel 2000. Dobbiamo riprendere quel percorso virtuoso e proseguire il lavoro con accresciuta determinazione, anche proponendo nelle sedi opportune le soluzioni istituzionali e finanziarie più idonee alla nostra Regione.
L’attuazione del federalismo sarà uno dei compiti più importante che dovrà assolvere la prossima Amministrazione regionale. Il percorso da compiere, infatti, è ancora lungo e non privo di insidie per la nostra regione. Ad oggi, infatti, restano ancora indefiniti gli assetti istituzionali, con la possibile istituzione di un Senato delle Regioni, le nuove attribuzioni di competenze e la loro quantificazione finanziaria, le regole di coordinamento e disciplina finanziaria dei diversi livelli di governo, le fonti di finanziamento autonomo dei governi decentrati ed infine le regole di perequazione.

Proposte di intervento
Vogliamo attuare una gestione della finanza pubblica della Regione attenta e responsabile attraverso una politica di rigore e di razionalizzazione. Esistono attualmente ampi spazi di razionalizzazione della spesa regionale e di riduzione delle inefficienze.
La gestione più accorta e responsabile della spesa regionale potrà liberare nuove risorse da destinare direttamente alla riduzione della pressione fiscale sui cittadini residenti nella Regione ed al finanziamento delle politiche che si propone di attuare per il rilancio dell’economia ligure.
Sul fronte delle entrate la possibilità di intervenire sulle imposte non deve essere intesa come aumento della pressione fiscale regionale, bensì come opportunità di trattenere presso la Regione le risorse generate sul territorio.
La nuova autonomia tributaria regionale, cardine dell’autonomia finanziaria, dovrà essere utilizzata per:
• commisurare l’entità del prelievo alla qualità e quantità dei servizi erogati dalla Regione;
• contenere la pressione fiscale, cogliendo gli effetti di una politica della spesa rigorosa ed efficiente e gli effetti dell’auspicato rilancio dell’economia ligure;
• impiegare gli strumenti fiscali disponibili (l’Irap in particolare) in modo selettivo, introducendo agevolazioni (attraverso riduzioni d’imposta) mirate (per settori produttivi o categorie di soggetti).

È comunque necessario - in attesa della compiuta attuazione del federalismo - che il nuovo Governo regionale svolga un ruolo attivo e di programmazione specialmente presso la Conferenza Stato-Regioni, affinché:
• sia assicurata maggiore certezza di risorse nel medio termine per il finanziamento della spesa regionale (spesa sanitaria);
• sia assicurata una reale autonomia fiscale regionale che consenta effettivamente l’impiego selettivo dei tributi regionali (Irap, addizionale Irpef, etc.), per consentire una più piena politica fiscale regionale a sostegno dello sviluppo.
In questa prospettiva ci proponiamo - unica tra le regioni italiane - a:
• introdurre il quoziente familiare nell’ambito dell’IRPEF regionale a sostegno della famiglia e in particolare dei nuovi nati, dei nuclei più numerosi e delle persone non autosufficienti.
• introdurre una robusta agevolazione Irap a favore della nuova occupazione sotto forma di deduzione integrale dalla base imponibile del costo del lavoro relativo ai nuovi assunti.

Con queste due misure intendiamo perseguire in concreto due obiettivi:
• la tutela della famiglia,
• il sostegno all’occupazione.
In relazione al debito è molto urgente intervenire al fine di riportare sotto controllo l’alto indebitamento regionale e contenerne gli oneri senza ricorrere a pericolosi strumenti di finanza derivata bensì aumentando l’efficienza della gestione.

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RICERCA E SVILUPPO PER L’OCCUPAZIONE

Il nostro principale obiettivo di governo è quello di creare lavoro per i giovani, per le donne e per i precari e allo stesso tempo consolidare quello di quanti in questo momento hanno paura del domani a causa della crisi economica che dall’agosto 2008 ha investito, come uno tsunami l’economia dei paesi industrializzati. La Ricerca e Sviluppo a tutti i livelli sia di base che industriale riveste perciò un ruolo strategico.
Consapevoli della sua importanza e della sua strategicità non possiamo non apprezzare lo sforzo del Ministro dell’Istruzione e dell’Università e Ricerca Scientifica Maria Stella Gelmini nel cercare di legare i finanziamenti a quegli Atenei e centri di ricerca virtuosi e meritevoli. In questo scenario dobbiamo inquadrare le azioni di governo che ci accingiamo a descrivere senza dimenticare che nel quinquennio 2000-2005 la Giunta Biasotti ha centrato importanti risultati in questo settore.
Non possiamo quindi non ricordare che l’insediamento dell’Istituto Italiano delle Tecnologie (IIT), un istituto a carattere nazionale e internazionale, è il fiore all’occhiello di tutta l’azione politica verso la valorizzazione della ricerca in Liguria.
In questo Istituto - voluto con forza dalla Giunta Biasotti e dal Governo Berlusconi battendo l’agguerrita concorrenza di importanti realtà come i Politecnici di Milano e Torino e la Normale di Pisa - operano oggi circa 360 ricercatori di cui circa i due terzi rientrati dall’estero per lavorare in Italia centrando appieno l’obiettivo che si era posto l’allora Ministro Moratti di far rientrare i cervelli italiani espatriati.
In questo scenario non possiamo non ricordare la nascita del Il Distretto della robotica sia industriale formato da una trentina di imprese private tecnologicamente avanzate, il Distretto dei Sistemi Intelligenti Integrati (il SIIT) che fu costituito nel 2004 dalla Giunta Biasotti e ha avuto un’assegnazione di oltre 80 milioni di euro di finanziamenti del MIUR (allora presieduto dalla Ministro Moratti) ed infine la costituzione della società per accelerare la presentazione dei progetti del Distretto delle tecnologie marino-marittime della Spezia.
Cosa faremo allora per consentire l’insediamento in Liguria di nuovi e importanti centri di ricerca che possano offrire occupazione e lavoro stabile ai nostri giovani laureati?
Riprenderemo da dove abbiamo lasciato. Riprenderemo con una politica capace di favorire insediamenti come quello di Genova di Alcatel-Lucent che nel panorama della multinazionale franco-statunitense occupa una posizione di tutto rispetto e dove preparatissimi ingegneri e tecnici tutti genovesi e liguri stanno sviluppando le tecnologie della banda larga di quarta generazione e lo fanno per tutti i mercati mondiali di Alcatel-Lucent.
Nel Gennaio 2005 alla Fiumara, nei vecchi capannoni di Ansaldo Meccanico, dove furono costruite le prime locomotive e dove oggi si studia e si sviluppa l’applicazione della più moderna tecnologia per le comunicazioni, si insediò il primo nucleo di 50 ingegneri, fisici e matematici che, oggi, ha raggiunto il numero di 120 dipendenti diretti e di circa 80 indiretti. Tutti con un altissimo profilo accademico.
Ecco questo è un esempio, insieme all’IIT, al Polo della Robotica industriale ed al SIIT, il Distretto dei Sistemi Intelligenti Integrati, al DIXET e alla cittadella tecnologica che nascerà sulla collina degli Erzelli, di come può essere generata ricchezza e nuovi posti di lavoro per i nostri giovani sia laureati che tecnici impedendo loro di migrare verso altri lidi e di depauperare la nostra realtà industriale, economica ed intellettuale.
Naturalmente la ricerca di base deve essere accompagnata da quella industriale.
Molte imprese di alto livello tecnologico presenti sul nostro territorio, già da tempo dedicano risorse nei settori dell’ Information and Communication Technology (ICT), del biomedicale, dell’elettronica di potenza, per i motori ferroviari, dell’elettronica fine per il segnalamento e l’automazione ferroviaria, della cantieristica navale di qualità, dell’ energia e della nuova grande opportunità che è il nucleare, dove Genova vanta una lunga tradizione di conoscenze e di competenze.
Noi saremo pronti a sostenere tutte le iniziative che il Governo vorrà mettere in campo per consentire al Paese di affrancarsi dalla dipendenza del petrolio, coniugando e sviluppando iniziative per una nuova energia nucleare pur sempre nel completo rispetto di processi di ricerca tendenti alla “green economy”.
Genova, in particolare, e la Liguria tutta hanno i numeri per rappresentare l’eccellenza nel settore della produzione di impianti di energia, tradizionali e di nuova concezione, ponendosi all’ attenzione internazionale per la capacità di coordinare la ricerca in campo nucleare, dando prospettive ed opportunità di lavoro ed occupazione stabile ai nostri giovani.

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SCUOLA e FORMAZIONE

Noi riteniamo che la scuola, come momento formativo, sia fondamentale per la crescita sociale di un territorio. Per questa ragione introdurremo un sistema di monitoraggio attraverso una Banca dati sulla necessità formativa rispetto ai dati occupazionali, attualmente inesistente.
L’obiettivo è quello di realizzare un piano di offerta formativa globale di tutta la Regione, al momento inesistente.
Vogliamo elaborare e promuovere, in accordo con le Province, con l’Ufficio Scolastico regionale e con eventuali reti di scuole autonome liguri, di Piani di alternanza scuola-lavoro, al fine di consentire che l’effettuazione di tirocini a completamento del percorso formativo (ora previsto solo negli Istituti tecnici), sia esteso a tutti gli Istituti superiori, secondo un orientamento promosso e sostenuto dalla Regione, in forma flessibile, seguendo le attitudini e le inclinazioni degli studenti.
Questa iniziativa potrà avvalersi dei Fondi europei per la Formazione professionale evitando che gli oneri ricadano direttamente sulle aziende.
Intendiamo dimensionare la Rete scolastica (competenza regionale in base al DPR 233/98) secondo i seguenti criteri:
• rispondere alle esigenze espresse dall’utenza/territorio. Ciò non è avvenuto ed è testimoniato da otto ricorsi al TAR presentati nel 2009 da 4.000 famiglie che si sono autotassate;
• interpretazione dei parametri di riferimento evitando forme di accorpamento/ disaggregazione di tipo selvaggio e nel rispetto del “principio di prossimità”;
• tener conto dei processi di Riforma della scuola in atto a livello nazionale;
È nostro obiettivo primario reintrodurre il Buono Scuola come sostegno alle famiglie per la frequenza delle Scuole paritarie non statali, secondo i parametri ISEE:
Vogliamo potenziare la “scuola digitale” mediante il sostegno tecnologico e della didattica attraverso azioni concordate con gli Enti preposti.
Istituiremo Borse di Studio per gli studenti più meritevoli nonché interventi economico e finanziari a sostegno dei frequentatori di corsi per adulti sulle moderne tecnologie informatiche.
Avvieremo una seria politica di interventi economici, di concerto con le Province liguri finalizzati all’abbattimento delle barriere architettoniche negli edifici scolastici di ogni ordine e grado.
Predisporremo piani specifici per l’eventuale scolarizzazione degli adulti mediante la promozione di attività scolastiche per favorire l’integrazione socio culturale per adulti e terza età.
Tutto ciò sarà sempre oggetto di una attente verifica e monitoraggio dell’effettivo utilizzo dei fondi a favore dei progetti finalizzati all’integrazione degli alunni disabili.

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POLITICHE GIOVANILI

Vorremmo che la Liguria si trasformasse in una terra che offre opportunità per tutti, sia per i meno giovani che per i giovani.
Proprio per questi ultimi mi impegno a portare avanti politiche che abbiano come finalità quella di rendere protagonista il capitale umano del futuro, “le giovani generazioni”, soprattutto in una Regione come la nostra, che risulta essere quella a maggior tasso di invecchiamento, esse possono rendersi protagoniste di un rapporto di solidarietà intergenerazionale fondamentale per preservare il nostro tessuto sociale.
Ed è proprio per dare una nuova prospettiva alla nostra Regione che diventa fondamentale ripartire anche dalla valorizzazione dei giovani. Per questo motivo saranno predisposte politiche volte a responsabilizzarli ed a sviluppare la loro capacità imprenditoriale e la loro creatività, aumentando le opportunità di transizione alla vita adulta.
Ed è sulla base di questi obiettivi che intendo impegnarmi dal punto di vista sociale ad attivare idonee forme di sostegno a quelle giovani coppie che desiderano crearsi una famiglia e dal punto di vista economico a potenziare i sistemi di supporto e informazione all’imprenditoria giovanile, incentivandone i settori emergenti.

Non solo, nel quadro di una più ampia ridefinizione delle politiche formative anche a livello nazionale, vogliamo impegnarci a dare attuazione al piano che il Governo ha enucleato per il futuro dei giovani. Il progetto in questione, denominato:
‘’Italia 2020 - Piano di azione per l’occupabilità dei giovani attraverso l’integrazione tra apprendimento e lavoro”, prevede la riorganizzazione di quella parte di formazione professionale, non universitaria, che fa capo alle Regioni e che spesso è stata fonte di sperperi, non fornendo un servizio in grado di colmare le reali esigenze del mercato del lavoro.
Da uno studio di Confartigianato, relativo ai primi sei mesi del 2009, è emerso che le imprese faticano a soddisfare il loro fabbisogno di manodopera, in particolare quella legata ai cosiddetti “vecchi mestieri”.
All’emergenza disoccupazione ed al rischio di emarginazione dal mondo del lavoro, fa da contraltare una situazione decisamente paradossale: le piccole e medie imprese, in molti casi, lamentano la carenza di risorse umane.
Io mi impegno, in linea con la politica del governo, a ripensare la formazione professionale a livello regionale, riorganizzandola e tentando di intervenire in modo mirato in quei settori con carenza di manodopera specializzata.
Per quanto riguarda il tema formazione scolastica, come sopra descritto intendo riproporre e rafforzare il “buono scuola”, affermando il principio meritocratico di premiare i migliori, contributo allo studio da me istituito con una legge che la sinistra ha fortemente osteggiato, arrivando al punto di proporre un referendum abrogativo. Referendum che fallì perché bocciato dai liguri.
Si tratta di una sorta di “dote scuola” che accompagna il percorso formativo ed educativo dei ragazzi dai 6 ai 18 anni. Questa iniziativa è indirizzata alle Scuole statali e paritarie di ogni ordine e grado ed a chi frequenta i corsi triennali di formazione professionale, garantisce la libertà di scelta delle famiglie ed il diritto allo studio di ciascuno, premiando il merito e l’eccellenza.
La formazione, si sa, avviene anche al di fuori dei canali tradizionali. Per questo motivo ritengo sia importante aiutare i giovani ad utilizzare il proprio tempo libero come fonte di crescita personale, attraverso la creazione di iniziative che permettano loro di partecipare ad attività, come ad esempio il volontariato, che gli consentano di sviluppare il proprio bagaglio di esperienze, di conoscenze e capacità.
Tra le attività che intendo sviluppare a favore dei giovani vi è anche la promozione della pratica sportiva e di tutti quei valori educativi legati allo sport, che è senza dubbio un eccellente strumento di coesione sociale e di formazione, fonte di valori importanti quali la lealtà, lo spirito di squadra, la tolleranza, il rispetto delle regole. La promozione della pratica sportiva, inoltre, costituisce una forma di contrasto al disagio giovanile e un ottimo stimolo al miglioramento della salute dei cittadini.
Mi impegno inoltre a sostenere le manifestazioni sportive, ed in particolare quelle che fanno riferimento a sport meno diffusi o che sono rivolte a fasce socialmente deboli.

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INFRASTRUTTURE e TRASPORTI

Da almeno dieci anni il problema delle infrastrutture è tornato ad essere di stringente attualità. Non c’è convegno o incontro pubblico dove non venga sottolineata l’urgenza di adeguare il nostro territorio con infrastrutture moderne ed efficienti. Specie la Liguria che grazie ai suoi tre bacini portuali di la Spezia Genova e Savona, che generano importanti ricadute sul piano delle logistica e dei trasporti, gioca un ruolo fondamentale per quanto riguarda lo sviluppo infrastrutturale e intermodale dell’intero Nord Ovest e più in generale del Paese ma anche verso i bacini dell’Europa centrale.
Da tempo si sente pronunciare la frase che le “infrastrutture non sono né di destra né di sinistra” questo è vero ma è vero anche che l’approccio politico e culturale alla realizzazione delle stesse è molto diverso se a governare è il centrodestra o il centrosinistra.

Le Grandi Opere
Com’è noto l’approccio culturale e politico del centrosinistra su questa importante questione ha risentito e risente ancora, sia a livello centrale che periferico, di schematizzazioni e impedimenti ideologici legati alla conformazione delle maggioranze politiche stesse. In Liguria la presenza dei Verdi, di Rifondazione Comunista e dei Comunisti italiani nella Giunta Burlando ha di fatto bloccato, negli ultimi cinque anni, la realizzazione di quelle opere infrastrutturali fondamentali per lo sviluppo dei territori che la giunta Biasotti e il Governo Berlusconi avevano riavviato dopo un decennio di sostanziale fermo con il duplice scopo quello di collegare l’Italia e quindi la Liguria con i ricchi mercati del Far East e dell’Europa centrale creando lavoro e ricchezza con importanti riflessi sul Prodotto Interno Lordo e quindi gettito per un erario sempre un po’ asfittico.
Infatti nel 2001 il Governo dette vita ad una iniziativa che, a distanza di nove anni, possiamo definire come uno dei principali strumenti di politica economica: la realizzazione di un programma di opere pubbliche ritenute strategiche e diventato, in realtà, il riferimento portante per il rilancio, lo sviluppo e la modernizzazione del Paese.
Dopo cinque anni di Governo Burlando non un cantiere è stato avviato. Progetti che nel 2005 erano in fase avanzata, sia dal punto di vista autorizzativo che finanziario, come il Nodo Ferroviario di Genova, che com’è noto è parte integrante del Corridoio europeo 24 Genova-Rotterdam, sono ancora fermi e ad oggi hanno accumulato ritardi per oltre tre anni. Ritardo che ha fatto lievitare i previsti costi e sul quale non si ha ancora la certezza che a breve potrebbero veder avviati i cantieri.
Per non parlare del Nodo stradale e Autostradale di Genova, la famosa Gronda di Ponente. Un’opera che i cittadini e gli operatori della logistica e portuali attendono ormai da oltre 20 anni, per la quale la Giunta Burlando chiese alla società Autostrade, come primo atto della sua amministrazione, di rivedere il progetto preliminare che nel dicembre 2004 era stato presentato dalla Giunta Biasotti e condiviso da tutte le amministrazioni pubbliche.
Ebbene dopo ormai cinque anni siamo ancora in attesa di firmare il nuovo protocollo d’intesa per il nuovo tracciato che vede sempre contrapposti il Sindaco di Genova e il Presidente della Giunta Regionale. È un ritardo grave e pieno di indifendibili responsabilità.
Così come per il Terzo Valico Ferroviario e il raddoppio della Genova-Ventimiglia i ritardi e le responsabilità del governo di centrosinistra, con al suo interno ministri di Rifondazione Comunista, Verdi e Comunisti Italiani e della Giunta Burlando, sono enormi.
Quest’ultima ha di fatto abdicato a svolgere il proprio ruolo di Ente proponente come riconosciuto dall’Intesa Istituzionale Quadro da noi sottoscritta nel 2002 e dalla riforma del Titolo V della Costituzione.
Questo atteggiamento per evitare contrasti e polemiche con le Giunte Comunali e Provinciali, ad essa organica e per mantenere una posizione di equilibro o sudditanza psicologica con le Ferrovie e l’ANAS.
Vorrei infine ricordare le polemiche sulla realizzazione dei tunnel tra la Fontanabuona e Rapallo e tra Rapallo e Santa Margherita ligure.
Il perdurare dell’assenza di politiche di settore a livello regionale può aggravare il procedere di molte scelte.
Altra opera fondamentale per lo sviluppo dei Territori è il Tunnel Fontanabuona_Rapallo che è sempre stato presente nel nostro programma di Governo. Ma per capire meglio la situazione attuale è doveroso inquadrare tutta la vicenda fin dalle origini.
Già negli anni ottanta la FI.L.S.E. la Finanziaria della Regione Liguria aveva predisposto uno studio di fattibilità dell’opera ma senza che questo portasse a qualche risultato concreto.
Nel 2001 a seguito dell’azione del Governo Berlusconi, azione tesa a riavviare il sistema infrastrutturale in Italia con la predisposizione del Piano Nazionale delle Opere Strategiche, la Giunta Biasotti, sulla base della riforma del Titolo V° della Costituzione (legge Costituzionale n° 3 del 18 ottobre 2001 che assegna alle Regioni rilevanti funzioni e responsabilità in materia di infrastrutture e trasporti) e della legge 443/2001 “Legge Obiettivo” predispose un documento regionale che fu integralmente recepito dal CIPE con la delibera 21 dicembre 2001.
Sulla base di questa delibera e della legge Obiettivo il 6 Marzo 2002 fu firmato a Palazzo Chigi l’Intesa istituzionale Quadro che recepiva alla voce: “Area Metropolitana di Genova” una serie di iniziative infrastrutturali tra cui la “sistemazione del nodo di Rapallo, compreso lo svincolo autostradale e i Tunnel stradali Fontanabuona-Rapallo/Rapallo-Santa Margherita”.
L’accordo prevedeva che il Tunnel Rapallo-Santa Margherita, trattandosi di un sistema viario di adduzione autostradale verso la A12, fosse finanziato interamente della Società Autostrade per l’Italia all’interno delle opere previste per il Nodo Stardale e Autostradale di Genova, mentre quello Fontanabuona-Rapallo fosse a carico di ANAS e da inserire nel piano quinquennale della società responsabile del sistema stradale dello Stato.
Successivamente a questa Intesa Istituzionale, che possiamo considerare un vero e proprio atto notarile tra lo Stato e la Regione Liguria, Autostrade per l’Italia sottoscrisse con ANAS il 23 dicembre 2002 un Atto Aggiuntivo alla Concessione che impegnava la società concessionaria ad investire su tutto il territorio nazionale l’importante cifra di 5 miliardi di euro di cui 1,836 miliardi di euro a favore del Nodo Stradale e Autostradale di Genova con annesso Nodo di San Benigno e Tunnel Rapallo-Santa Margherita.
L’Atto Aggiuntivo ANAS/Autostrade fu approvato con D.I. l’11 marzo 2004 e registrato dalla Corte dei Conti il 20 maggio 2005 diventando a tutti gli effetti Legge dello Stato. Solo da questo momento sarebbe stato possibile per ANAS inserire il Tunnel Fontanabuona Rapallo nel Piano Quinquennale ma per motivi di riequilibrio del Bilancio dello Stato il Ministro Tremonti nel 2004 ridusse i trasferimenti finanziari alle società pubbliche come ANAS e Ferrovie e quindi rinviò la realizzazione dell’opera.
È quindi urgente cambiare il governo in Liguria ed il nostro impegno sarà quello di monitorare costantemente l’andamento delle opere, assicurando, anche attraverso l’istituzione dei Commissari straordinari, previsto dalle norme vigenti, il puntuale svolgimento dei crono programmi di costruzione.

Viabilità minore
Questa è una attività che ricade totalmente nelle competenze della Regione sia per il finanziamento che per la programmazione ma che spesso, per ragioni di organizzazione interna la Regione non è in grado di far funzionare.
La Regione, è un ente sovradimensionato per seguire le richieste dei singoli Comuni per interventi che vanno dai 10.000 euro fino ai 500.000 euro. Dovrebbe delegare le Province a coordinare tutti gli interventi sulla viabilità minore sulla base di piani annuali di interventi sulla viabilità provinciale che va: dalle riasfaltature all’intervento per piccole frane o all’adeguamento del piano orizzontale viario nonché la messa in sicurezza di alcune strade. Questo consentirebbe alla Regione di avere un unico interlocutore sia per la programmazione che per la realizzazione, ai Comuni di avere un unico interlocutore per presentare le loro richieste e alle Province di svolgere un ruolo pro attivo di programmazione ed intervento più efficace.
Si tratta quindi di restituire il ruolo di programmatore e coordinatore alle Province e lasciare quello di pianificatore alla Regione restituendo alle Province un ruolo più vicino alle esigenze dei Comuni evitando lungaggini burocratiche e spesso sovrapposizioni tra Provincia e Regione.

Il trasporto pubblico su gomma
Nell’ultimo anno e mezzo in piena crisi economica mondiale alcuni fattori psicologici hanno modificato le abitudini dei cittadini. La paura di perdere il salario o la paura del peggio ha portato tutti a rivedere le proprie abitudini e ad abbandonare i costi più incisivi e visibili, come il costo della benzina, nel bilancio familiare e cioè quelli legati alla mobilità in ambito urbano; questo ha prodotto una esplosione della domanda nel trasporto pubblico locale mettendo in evidenza l’assenza di una offerta adeguata di mobilità in ambito urbano. Il caso AMT a Genova è un esempio lampante dove più del 50% dei cittadini usano il mezzo pubblico.
Dopo la crisi del 2004, (dal 1994 al 2004 AMT è costata alla collettività genovese circa 500 milioni di euro pari a circa 1000 miliardi di vecchie lire per il ripiano dei disavanzi di gestione) che ha fatto correre alla municipalizzata genovese il serio rischio di portare i libri in tribunale e che solo grazie all’intervento della Giunta Biasotti ciò non è avvenuto. Firmammo un accordo di programma con il quale la regione riversò nella casse asfittiche dell’azienda di mobilità del Comune di Genova oltre 110 milioni di euro per la realizzazione della tratta della metropolitana da De Ferrari a Brignole. Ciò ha assicurato, dal 2002 al 2011 oltre 67 milioni di euro l’anno e ulteriori fondi per coprire i costi dell’aumento salariale del contratto collettivo e consentendo l’ingrasso del socio di mestiere, la francese società Transdev. Oggi AMT sta attraversando un’ulteriore momento di grande difficoltà per carenze strutturali, finanziare e organizzative.
Allo stato dell’arte è necessario allora interventre seguendo le logiche descritte nel DPEF del Governo 2010-2013 per le Aziende di Mobilità delle grandi Città.
Alcune proposte per risolvere la crisi del Trasporto Pubblico Locale a sostegno della mobilità urbana
Il trasporto pubblico non può e non deve essere più visto come un mero servizio sociale ma come un vero strumento di gestione economica per la mobilità e della vivibilità urbana destinato alla riduzione l’incidenza dell’inquinamento urbano da biossido di carbonio (CO2) responsabile dell’”effetto serra” e all’economizzazione del trasporto collettivo.
Considerando comunque che esso vive attraverso i contributi pubblici e la tariffazione è amministrata dal soggetto pubblico/politico, una nuova politica di efficientamento passa attraverso la definizione di alcuni punti fermi:
• nel caso di AMT di Genova non siamo d’accordo con la realizzazione di una società unica regionale per il trasporto (idea della Giunta Burlando e sulla quale sono in disaccordo tutte le società del ponente Ligure da Savona ad Imperia) perché socializzerebbe le perdite di AMT e non darebbe nessun vantaggio a quelle società ben gestite;
• creazione di una reale integrazione tra AMT e il servizio extraurbano (gestito dalla Provincia di Genova) per eliminare inutili tratte in concorrenza (vedi ad esempio Brignole-Bogliasco servita dai due soggetti) e di vere sinergie di scala sia nel trasporto che nella manutenzione;
• indicizzazione del contributo pubblico regionale sulla base dell’inflazione programmata dal Governo con l’aggiunta di una percentuale in più da definire sulla base degli standard di qualità e velocità commerciale raggiunti; in questo quadro andrebbe inserita anche la possibilità di adeguare il costo del biglietto;
• miglioramenti nella efficienza gestionale del parco mezzi e del magazzino ricambi con una sana politica di amministrazione dei contributi statali ;
• costituzione di una “AMT Low Cost” che gestisca alcune linee meno redditizie (quelle collinari ad esempio, gli ascensori o il servizio notturno e festivo) con l’utilizzo, per almeno tre anni, di giovani risorse umane neo-assunte che hanno sicuramente un costo base inferiore, le stesse risorse potrebbero poi essere utilizzate per sostituire ad esempio gli autisti che a fine carriera rientrano nella categoria della “non idoneità”;
• cessione ad un Socio di Mestiere attraverso una gara europea la componente Metropolitana (una volta terminata la tratta De Ferrari-Brignole nel 2011) con l’impegno di realizzare, con fondi propri e tempi certi, nuove linee metropolitane verso la Val Bisagno e la zona universitaria/ospedaliera di corso Europa e verso Sampierdarena e la Fiumara oggi scoperte dal servizio metropolitano (in tal senso ci sono molti esempi in Europa che potrebbero essere indicativi) anche con la possibilità di dare in concessione allo stesso socio di mestiere i parcheggi di interscambio;
• eliminazione delle linee di superficie su gomma parallele alle linee metropolitane Brin-Brignole e in futuro, una volta realizzata la Metropolitana di superficie, Voltri-Brignole, un’idea nata dalla Giunta Biasotti, conseguente allo spostamento a monte dei binari della ferrovia previsto nel Nodo Ferroviario di Genova.

Il Trasporto Pubblico Regionale su ferro
Non vi è alcun dubbio che tra le criticità del trasporto pubblico ancora non risolte in Liguria, nonostante l’enorme impiego di denaro pubblico ci sia quello ferroviario destinato ai pendolari. Nonostante gli impegni sottoscritti tra la Giunta Burlando e Trenitalia nel nuovo contratto di programma lo scorso luglio 2009 e l’ingente somma di denaro destinata a questo settore ogni anno, oltre 95 milioni di euro per i prossimi sei anni, il servizio è scadente, i treni non sono mai in orario, le carrozze spesso non sono sufficienti ad accogliere l’alto numero dei passeggeri e la pulizia delle stesse sempre più scadente. Inoltre le nuove carrozze a due piani non passano sotto le gallerie tra Sestri Levate e La Spezia quindi le ferrovie dovranno intervenire per adeguarne le sagome ma i lavori potranno partire solo dal 2011.
Recentemente è stato reso pubblico uno studio effettuato tra i viaggiatori “pendolari” che ha dimostrato come il servizio e la pulizia negli ultimi due anni sia addirittura peggiorato. L’89,89% delle risposte giudica il servizio pessimo. Severo anche il giudizio sulla pulizia dei complessiva treni. Il 96,91% delle risposte da un giudizio pessimo, mentre quello relativo ai sedili ed ai bagni nel 97,75% da un giudizio pessimo. Insomma non va bene nulla.
In fondo da questo studio emerge che le richieste dei pendolari non sono poi così straordinarie. Essi chiedono puntualità, pulizia di bagni e sedili e la possibilità di prendere un altro treno in caso di soppressione o grave ritardo di quello su cui avrebbero dovuto viaggiare. Tutte cose che dovrebbero essere garantite in un servizio normale.
In questi ultimi cinque anni non si è fatto granché per risolvere questi problemi perché la Regione non è stata capace di esercitare alcuna pressione sul gestore monopolista, ovvero Trentalia, perché i treni sono di proprietà del gestore e per una sorta di sudditanza psicologica con l’attuale vertice delle Ferrovie.
Vorrei ricordare che nel 2004 la Regione Liguria aveva avviato le procedure previste dal bando di gara europeo per l’assegnazione del Servizio di Trasporto Ferroviario Regionale e il capitolato di gara fu impugnato dal concessionario per impedire lo svolgimento della gara. Poi nel 2005 tutto è cambiato.
Nonostante ci sia la possibilità di ricorrere a gare europee per assegnare il Servizio Regionale di Trasporto Ferroviario, come hanno già avviato altre regioni limitrofe come la Lombardia e il Piemonte, la carenza di treni di proprietà regionale impedisce di fatto di esercitare questa leva contrattuale e pone la Liguria in una posizione debole nei confronti di Trenitala.
Allora cosa fare: noi vogliamo ripensare tutto il contratto di servizio. Verificare se c’è la possibilità reale di avviare la gara europea, ricercare altri gestori che hanno interesse ad esercitare il servizio nella nostra regione pur nella consapevolezza che siamo bloccati da un contratto capestro sottoscritto dalla Giunta Burlando. Faremo di tutto per ridiscutere almeno le sanzioni a carico di Trenitalia che fummo noi per primi ad inserire, nel 2004, come forma risarcitoria a favore dei passeggeri.
Il Trasporto pubblico via mare ovvero: Un “Metro del mare” tra le due Riviere
Viviamo ormai in un mondo in continua evoluzione e dobbiamo continuamente adattare la nostra Società e la nostra organizzazione ad un mercato in continuo mutamento.
Anche nell’immediato futuro, sulla base dei fruttuosi rapporti, il trasporto marittimo con nave veloce in particolare quello a corto raggio sia nazionale, che locale pubblico, e costiero, costituisce una delle modalità di trasporto moderno, offrendo una serie di vantaggi che stanno alla base delle motivazioni per cui questo tipo di servizio, svolto con uno specifico mezzo di trasporto che coniughi in maniera ottimale:
• rapidità nelle manovre di ormeggio,
• elevata capacità di trasporto (ca. 400 passeggeri) in proporzione alle caratteristiche dello scafo,
• un alto grado di comfort e di sicurezza,
• la possibilità di ormeggiare in banchine o pontili con basso pescaggio,
• un basso impatto ambientale con ridotto inquinamento, è risultato determinante ad un successo che, iniziato nei Paesi scandinavi è arrivato fino alla Regione Campania.
Considerando la conformazione geografica delle due Riviere della Liguria, con un movimento turistico giudicato tra i più alti d’Italia, il trasporto passeggeri con nave veloce potrebbe diventare la modalità di trasporto pubblico locale di maggiore importanza.
La città di Genova, candidata a sede del Segretariato Permanente del Forum delle Guardie Costiere e Capitanerie di Porto del Mediterraneo, non può quindi rimanere orfana di un servizio di trasporto marittimo passeggeri a corto raggio, con navi veloci, sicure, ecologiche e con ottimo comfort dei passeggeri.
Il traffico marittimo programmato con navi veloci è un veicolo in espansione così come le autostrade del mare che stanno raccogliendo un ottimo successo, e molti paesi si stanno attrezzando per offrire servizi di trasporto alternativo, veloci, di qualità.
Questo sistema di trasporto passeggeri rappresenta un’eccellente integrazione rispetto ai trasporti su gomma.
Il progetto: “Metro’ del Mare” sulle Due Riviere della Liguria può essere realizzato sia sulla Riviera di Ponente che su quella di Levante con inizio il mese di Maggio fino al periodo della Fiera del Mare.

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RILANCIO DELLA PORTUALITÀ LIGURE

L’intero comparto nazionale della offerta infrastrutturale e della domanda trasportistica derivante dalle operazioni portuali e dai traffici marittimi ha dimostrato, nella più delicata fase recessiva, delle negatività strutturali davvero pesanti quali:
• la congestione: l’incidenza della congestione nel sistema logistico costa 80 miliardi di euro l’anno in Europa (1,8% del valore della produzione industriale cioè di 4.460 miliardi di euro), e 19 miliardi di euro l’anno in Italia (2,2% del valore della produzione industriale nazionale pari a 940 miliardi di euro);
• la saturazione soprattutto su alcuni assi ed in modo particolare sui valichi; saturazione che, purtroppo, non avendo attivato i lavori del valico del Frejus e del Terzo Valico dei Giovi, nel 2014 imporrà il cadenzamento, l’attesa e la prenotazione, per il transito, dei mezzi di trasporto. A coloro che dubitano di questa crescita ricordiamo che nel 1967 nell’intero arco alpino transitarono 19 milioni di tonnellate di merce, nel 2008 tale valore ha superato la soglia dei 150 milioni di tonnellate. Si è voluto prendere come riferimento il 1967 perché da quella data nel nostro Paese non si è iniziato nessun nuovo valico;
• la monomodalità nella offerta di trasporto: la ferrovia si avvia, in Europa, da una incidenza del 28% sul globale delle modalità degli anni ’70, ad una soglia di poco superiore all’8%. In Italia, sempre nello stesso periodo è passata dal 13% all’8%.
Questi indicatori, da oltre venti anni caratterizzano il nostro sistema logistico e rappresentano la causa che produce una differenza di circa 6 punti percentuali, nel costo del trasporto, tra il nostro Paese e gli altri Paesi. In particolare in una regione che ha ben tre piastre logistico/portuali come dicevo all’inizio l’incidenza del costo della logistica si è fatta sentire in modo importante. Se volessimo essere più chiari basterebbe ricordare che l’incidenza del costo del trasporto e della logistica sul valore del prodotto è nel nostro Paese pari al 22%, negli altri Paesi, tale valore, si attesta intorno al 16%. Se fossimo efficienti almeno quanto i nostri competitori europei non perderemmo ogni anno 56 miliardi di euro solo per il trasporto e la logistica; se a tale valore aggiungiamo il costo da congestione in ambito urbano, per assenza di una offerta di trasporto pubblico efficiente, un costo pari nel 2007 a 11 miliardi di euro, il costo globale annuale della nostra carenza infrastrutturale sia su dimensioni nazionale che su dimensioni metropolitane, raggiunge la soglia dei 67 miliardi di euro.
Se riuscissimo ad annullare questa folle diseconomia non solo entreremmo in un sistema paritetico e competitivo ma produrremmo, almeno per la logistica delle merci, una ricchezza per il Paese di oltre 50 miliardi di euro l’anno.
Ebbene queste negatività, in una fase recessiva come quella dell’ultimo anno e mezzo, che ha fatto precipitare i valori dei volumi dei traffici di container e merce varia nel Porto di Genova ai livelli del 2000, fanno capire quanto sia essenziale essere competitivi e quanto sia essenziale entrare all’interno di un sistema concorrenziale senza penalizzazioni. Alla faccia delle ideologie vetero ambientaliste e conservatrici ma principalmente egoiste.
La fase recessiva appena superata non solo ci fa misurare la grandezza del danno prodotto dalle tre gravi anomalie sopra esposte ma ci fa capire che ad un simile danno va aggiunto quello derivante dalla scelta di aver non realizzato per tempo le opere necessarie, e questa responsabilità va ascritta appieno al Governo Prodi e alla Giunta Burlando e l’aver preferito ammortizzare al massimo, come hanno fatto ad esempio le Ferrovie, infrastrutture non solo obsolete ma inadeguate alle esigenze di una domanda di trasporto sempre più crescente, sempre più diversa, sempre più legata alla logica del ridimensionamento del fattore tempo.
Se non si comprende questo schema, anteponendo logiche superate e sostanzialmente egoiste, si rischia di emarginare la nostra Regione e con essa il nostro Paese creando danni gravissimi allo sviluppo sociale. Danni che saranno pagati dalle giovani generazioni.
Questa grave catena ha caratterizzato il fenomeno “recessione”, limitato nel mondo della finanza perché il nostro sistema bancario era attento ai prodotti finanziari rischiosi, e nel contempo poteva contare su un risparmio delle famiglie molto solido.
Nel campo dei trasporti in generale e della logistica in particolare, così come nel rapporto tra domanda ed offerta, ha prodotto e sta continuando a produrre cambiamenti sostanziali.
Sono questi i motivi che ci spingono a ritenere fondamentale dare un forte impulso alla realizzazione delle opere previste dal Piano Regolatore Portuale che fu approvato dalla mia Giunta nel 2001 e che forse solo nel 2010 vedrà l’avvio delle infrastrutture dei nostri scali con il ritorno alla competitività, non solo nel bacino mediterraneo.
Un altro ruolo importante può svolgere la Regione ovvero quello di programmatore dello sviluppo portuale. Noi siamo convinti che un sistema integrato dei porti liguri, sia la strada da percorrere. Un sistema che valorizzi e accresca le specializzazioni dei singoli scali in un’ottica di programmazione e pianificazione teso a favorire l’integrazione con il tessuto produttivo delle attività portuali e retroportuali.
In questa logica pensiamo che un importantissimo ruolo potrebbe svolgere la nuova figura professionale che individuiamo nel Regional Port Manager. Una figura che non si contrappone ai presidenti delle Autorità Portuali ma che nello spirito della riforma del Titolo V° della Costituzione li affianchi nella definizione dei piani di sviluppo in una logica di programmazione e pianificazione regionale.
In questo scenario organico, e anche in considerazione del Federalismo Fiscale Portuale che dovrà sempre più assicurare l’autonomia finanziaria degli scali liguri, crediamo sia necessario il ripensamento del ruolo della Finanziaria portuale Finporto, non come una sorta di “soggetto di mutuo soccorso” ma un vero e proprio strumento di business a favore di quanti,, imprenditori e lavoratori operano negli scali liguri a cui affidare il compito di sostenere tutte le iniziative infrastrutturali e di Business dei porti liguri anche accompagnando gli imprenditori nei loro percorsi di sviluppo e di crescita svolgendo l’importantissimo ruolo di Financial Banking & Found Advisor a sostegno della promozione e sviluppo della logistica e dei trasporti e delle infrastrutture e quello della promozione attraverso il potenziamento strutturale e finanziario di Ligurian Ports come noto soggetto specificamente dedicato alla promozione del sistema portuale ligure.
Siamo anche convinti che sia necessario accelerare verso la privatizzazione dei servizi dello scalo aeroportuale genovese, mantenendo l’infrastruttura in mano pubblica, ricercando un socio di mestiere che sia i grado di far crescere il traffico passeggeri ed introdurre elementi per il potenziamento delle attività cargo che consentirebbero di creare interessanti sinergie con l’attività portuale e terminalistica. Il modello a cui ci ispiriamo è quello messo in campo dalla Regione Campania nel 1994 per lo scalo di Napoli Capodichino che ha proceduto esattamente in questa direzione con l’Ingresso del socio privato “di mestiere“ British Airport Autority e che ha consentito di triplicare il volume degli scali passeggeri e merci.
Infine riteniamo necessario avviare rapidamente un tavolo di confronto con tutte le categorie professionali, gli operatori portuali e della logistica, le rappresentanze sindacali e della cooperazione affinché si possa giungere alla definizione, senza ricorrere a nuove leggi nazionali, di un preciso regolamento sulla sicurezza dei lavoratori e operatori portuali che consenta di evitare le troppe morti sul lavoro verificatesi negli ultimi tempi.

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IL COMMERCIO

Questo è un settore particolarmente strategico e sensibile per lo sviluppo economico e sociale della nostra regione. Riteniamo che sia necessaria una nuova normativa in materia di commercio in sede fissa e ambulante prevedendo una revisione della Legge Regionale sul Commercio (L.R. 1/2007) finalizzata a velocizzare le procedure, che dovranno essere:
• certe e di semplice lettura ed applicazione, riducendo i tempi d’attesa per le formalità, come ad esempio: l’ampliamento dei locali degli esercizi se all’interno dei limiti previsti. Il nostro obiettivo è quello di favorire la nascita di “imprese in un giorno”.
È necessario uniformare l’offerta commerciale all’effettiva necessità del territorio, quindi incentivare l’ apertura di nuove attività commerciali volte al recupero di aree degradate e periferie fortemente desertificate.
Un progetto strategico del territorio indirizzato a:
• mantenimento di un giusto rapporto tra piccola, media e grande distribuzione,
• una nuova disciplina del commercio sulle aree pubbliche,
• tutelare le botteghe storiche ed i centri storici, nei quali possono incentivarsi nuove aperture di determinati settori merceologi in coerenza alla tradizione storica e sociale.
Saranno emanate nuove norme e di chiara interpretazione volte alla lotta dell’ abusivismo, a difesa della salute del Consumatore e alla prevenzione dell’illegalità.
Si potrebbe prevedere l’introduzione di una carta di esercizio, per talune tipologie di commercio, su aree pubbliche e mirate sanzioni che permettano l’effettivo sequestro e la confisca delle merce.
Incentiveremo, attraverso un finanziamento specifico, quei Comuni che presenteranno validi progetti in grado di assicurare efficacia nel tempo, riqualificazione delle zone degradate ed eliminazione dell’abusivismo. Il rapporto del commercio con il territorio è un ulteriore argomento che non può essere ignorato da un programma di rilancio del sistema economico della Liguria.
È necessario quindi valorizzare la commercializzazione dei prodotti tipici locali e della produzione delle aziende liguri attraverso l’istituzione dei Distretti Territoriali d’Impresa: ambiti urbani o extraurbani all’interno di uno o più Comuni dove sviluppare il sistema distributivo e competitività delle imprese artigiane e commerciali “specializzate” alla vendita della produzione locale, valorizzando la tradizione storica locale e la qualità dell’offerta. In tali ambiti inoltre i Comuni, in concerto con le associazioni di categoria e dei lavoratori, potranno programmare ulteriori aperture domenicali e festive.
Ciò anche per venire incontro a mutate abitudini d’acquisto che si tramutano in perdite costanti di segmenti di clientela da parte degli nostri esercizi di vicinato.
Possiamo superare l’attuale crisi economica e ed affrontare meglio le sfide di un mercato sempre più complesso anche attraverso una forte spinta all’innovazione nelle piccole e medie imprese liguri dell’artigianato e commercio attraverso specifici sostegni regionali, favorendo in alcuni casi anche il delicato passaggio dell’impresa familiare alle nuove generazioni.

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IL PIANO CASA PER IL RILANCIO DELL’EDILIZIA

La recente legge regionale approvata tra i malumori anche di consiglieri relatori della maggioranza di centrosinistra mortifica gli obiettivi del Governo in materia di rilancio del comparto edilizio con azione anticiclica. Maggioranza che, come al solito, si è dimostrata debole e ricattabile dalla componente dalla sinistra massimalista e dei Verdi. Un buon testo è stato mortificato e sacrificato sull’altare della “non belligeranza” al solo scopo di mantenere lo status quo dell’attuale potere che governa la regione Liguria.
Noi rimetteremo mano a questa legge regionale per consentire l’esatta applicazione dello spirito che ha animato il Governo perché riteniamo che questa iniziativa svolga una vera e propria azione anticrisi e possa rimettere in moto un comparto, quello delle costruzioni, fondamentale per la nostra economia e creare ricchezza e posti di lavoro che è il primo dei miei obiettivi programmatici.
Il Governo Berlusconi ha definito un quadro operativo per trasformare questa grande iniziativa strategica in un atto compiuto.
I fruitori del Piano saranno sostanzialmente di due tipi:
• fascia medio bassa (in grado di pagare 500 euro al mese per la locazione).
• Fascia bassissima con requisiti per accedere alla edilizia residenziale pubblica.
Il Fondo nazionale prevede una ipotesi di disponibilità finanziaria pari a circa 3 miliardi di euro (Ministero, Cassa Depositi e Prestiti, Fondazioni, Assicurazioni).
Il Piano casa di edilizia abitativa ha quindi la finalità generale di superare, in maniera organica e strutturale, il disagio abitativo presente nel Paese che assume sempre più forme ben più articolate e specializzate.
Il Piano nazionale, come ribadito, in più occasioni, proprio dal Presidente del Consiglio, persegue l’obiettivo di portare a soluzione il degrado urbano derivante dai fenomeni di alta tensione abitativa.
Il Piano nazionale di edilizia abitativa costituisce, dunque, un insieme integrato di una pluralità di linee di intervento ed in particolare si articola in 3 aree.
• Prima area diretta ad incentivare l’intervento degli investitori istituzionali e privati attraverso una rete di fondi immobiliari. Per tali interventi è previsto un “prestito” da parte dei fondi stessi a livello locale che potrà coprire il 40% dell’investimento. Il Fondo nazionale, costituito da fonti statali sino al limite di 150 milioni di euro, potrà intervenire a sostegno dell’iniziativa fino al 40% dell’investimento.
• Seconda area è quella assorbita dal presente Piano di 550 milioni di euro, mirata a finanziare l’edilizia residenziale pubblica nell’accezione più classica e cioè l’edilizia di proprietà degli ex Istituti Case Popolari. Tale linea di intervento sugli immobili già individuati o su quelli che le Regioni individueranno in sostituzione degli interventi non più realizzabili, avranno integrale finanziamento statale e, nel primo anno dovranno essere attivati nel limite di 200 milioni di euro, secondo una priorità collegata, fra l’altro, cantierabilità dell’intervento stesso. La residua parte, sino alla concorrenza degli originali 550 milioni di euro, sarà attivata non appena saranno rese disponibili le risorse.
• Terza area riguarda gli interventi che potranno essere attivati, informa residuale, rispetto agli altri due nel limite delle risorse disponibili annualmente. Ma sarebbe davvero riduttivo affrontare il tema della casa senza, contestualmente, avviare le iniziative legate ad un progetto più ambizioso e relativo alla riqualificazione organica delle nostre città.
Come noto la Legge Obiettivo aveva affrontato questo tema essenzialmente dal punto di vista delle infrastrutture e dei trasporti, identificando, sin dalla delibera CIPE del 21dicembre 2001, un volano di risorse pari a 15,3 miliardi di euro per la realizzazione di nuove reti metropolitane. Questo è avvenuto e sono già appaltate e cantierate opere per oltre 9 miliardi di euro, cioè 170 nuovi km di rete metropolitana.
La Legge Obiettivo, però, non ha affrontato un altro tema essenziale, quello della riqualificazione urbana, quello della ottimizzazione di alcuni ambiti urbani attualmente in avanzato stato di degrado.
Un progetto che, necessariamente, deve essere pensato e definito dagli Enti locali e la sede della Conferenza Stato Regioni e Unificata potrebbe diventare “laboratorio” dove, in un arco temporale di un semestre, disegnare gli strumenti normativi ed amministrativi capaci di rendere concreta questa esigenza.
La nostra idea è di immaginare e dare attuazione ad una sorta di Legge Obiettivo per le città sapendo che all’interno dell’area urbana si svolge oltre il 70% delle attività del terziario e quindi direttamente o indirettamente l’organizzazione funzionale delle città è il cuore pulsante dell’economia del Paese.
Il Piano Casa deve quindi essere solo una prima tessera programmatica di un’azione più articolata, più complessa capace di dare vita ad una reinvenzione delle nostre città, delle nostre strutture urbane.

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SICUREZZA ED INTEGRAZIONE SOCIALE

Vogliamo puntare con decisione su uno strumento efficace come il “Patto Territoriale per la Sicurezza” in modo da coordinare al meglio l’attività svolta dai vari soggetti istituzionali impegnati sul territorio in tema di sicurezza. L’attuale amministrazione regionale ha stanziato in media poco meno di 2 milioni di euro all’anno per il finanziamento di progetti sul tema. Noi abbiamo intenzione di incrementare fortemente tale stanziamento.
Inoltre intendiamo adeguare la normativa vigente regionale sull’immigrazione a quella nazionale, che prevede la realizzazione, in ciascuna regione italiana, di strutture o centri in cui si svolgano funzioni preliminari di trattamento o identificazione personale dei cittadini stranieri immigrati irregolari. Queste strutture (CIE - così denominati con decreto-legge 23 maggio 2008, n. 92) sono gli ex “Centri di permanenza temporanea ed assistenza”, destinati al trattenimento e all’eventuale rimpatrio, tramite la convalida del giudice di pace, degli stranieri extracomunitari irregolari.
I centri di identificazione ed espulsione sono funzionali al lavoro svolto dalle forze di polizia nella loro attività di contrasto all’illegalità perché evitano la dispersione degli immigrati irregolari sul territorio e consentono la materiale esecuzione, da parte delle Forze dell’ordine, dei provvedimenti di espulsione emessi nei confronti degli irregolari.
Ci proponiamo, poi, di valorizzare, presso le comunità di immigrati, il rispetto di alcuni principi inderogabili ai quali, coloro che vivono nella nostra società, non è consentito sottrarsi: in sostanza la precondizione perché gli stranieri possano vivere, lavorare e ntegrarsi nel nostro tessuto sociale è che essi maturino la consapevolezza che la tutela dei diritti non può prescindere dal rispetto dei doveri.
A questo fine intendiamo dare un forte impulso ad un modello di integrazione sociale che si fondi sulla nostra cultura dominante, che è quella cristiana e liberale, un modello che ponga regole chiare e valori indiscutibili e che sia in grado di integrare culture e identità differenti eliminando ogni forma di razzismo.
Siamo favorevoli, quindi, ad incentivare politiche di accoglienza, ma sempre nel rispetto delle nostre leggi. Il nostro impegno, dunque, sarà anche rivolto a potenziare l’offerta di corsi di lingua italiana, di formazione ed orientamento professionale, ma anche di educazione civica, una materia che può essere funzionale ad apprendere le regole di una buona convivenza civile.
Per questo motivo, nell’ambito dei contributi regionali per la sicurezza in tema di immigrazione, intendiamo finanziare prioritariamente questo tipo di progetti. La sinistra al governo della regione, nonostante le belle parole, come risulta dall’attività in materia di sicurezza urbana e polizia locale nel periodo 2005-2008, ha fatto poco o niente a riguardo.

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AMBIENTE, AGRICOLTURA E TERRITORIO

La Liguria è la regione italiana con la maggiore incidenza di foreste rispetto alla superficie territoriale, oltre che quella con il minore rapporto superficie agricola totale/superficie territoriale (34%). La superficie agricola utilizzata (503 km2) corrisponde a circa il 36,31% della superficie agricola totale.
Le aziende agricole, zootecniche e forestali sono circa 44.000 (dati ISTAT, ultimo censimento agricoltura 2000).
In questi cinque anni di governo regionale le politiche hanno favorito solo alcuni settori produttivi ovvero la floricoltura e di conseguenza le aziende agricole presenti sulla fascia costiera, trascurando invece l’entroterra.
Occorre invece attuare una politica che favorisca l’entroterra e che abbia ricadute positive su tutti i settori dell’agricoltura e non soltanto su alcuni.
Anche se la percentuale di incidenza sul PIL dell’ agricoltura non appare dal punto di vista economico significativa, occorre promuovere il settore più di quanto è il suo reale valore economico. La scomparsa di questo settore aggraverebbe l’esodo dal mondo agricolo delle famiglie senza reddito e l’abbandono del territorio.
L’agricoltura deve essere valorizzata perché incide fortemente sulla conservazione e sulla salvaguardia ambientale e del paesaggio rurale che, nell’ambito di una strategia globale di valorizzazione, possono costituire elementi di forte attrazione per il territorio.
Grazie ai finanziamenti comunitari occorre creare le condizione perché i nostri agricoltori vivano con dignità il nostro entroterra, favorendo il permanere dei residenti e soprattutto dei giovani.
Tutto ciò non deve costituire un costo sociale. La politica agricola della nostra regione può generare attività produttive in grado di dare stabilità economica e redditi adeguati. In particolare risultano strategiche le azioni di seguito elencate.

Promozione dei prodotti
Le aziende agricole soffrono di scarsa competitività rispetto a quelle di altre regioni italiane ed europee.
L’attuale governo regionale non ha intrapreso significative azioni di promozione del prodotto ligure, se non limitandosi a promuovere le classiche fiere che seppur rappresentavano un importante punto di partenza, oggi non sono sufficienti.
Sarà necessario attuare una politica integrata di promozione che preveda la creazione di un Marchio Liguria Qualità. La forza di un marchio sta nella sua facile identificabilità e diffusione, nella disciplina (proprio nel senso di disciplinare!) che lo regola e soprattutto nella piena condivisione di tutti i suoi promotori, dall’amministrazione regionale a quelle locali, ai Sistemi Turistici Locali e agli operatori.
Nel sistema regionale attuale la debolezza, in ambito agricolo e turistico sta proprio nel non aver sviluppato un’adeguata politica di marchio coordinata col territorio e valorizzata al fine di evitare dispersione di iniziative e risorse.
L’azione che vogliamo assumere, sulla scorta di quanto già intrapreso dal precedente Governo di Centrodestra è la creazione di un marchio ad ombrello, multi settoriale (agricoltura, turismo, ristorazione, artigianato), disciplinato e regolamentato, magari con l’aiuto di Enti certificatori (es. RINA), che renda riconoscibile e garantita l’offerta della regione sotto più profili.
La creazione di un simile marchio, forte e di contenuto, avrebbe anche il significato di tutelare l’ipotetico consumatore e di rassicurare l’operatore che sentirebbe maggiormente vicina l’istituzione regionale nell’ambito di operazioni promozionali strutturate.
La promozione del prodotto ligure potrà avvenire attraverso azioni attuate in sinergia fra loro, quali la diffusione della “filiera corta” dal produttore al consumatore (chilometri zero) ed il loro consumo nelle mense scolastiche ed aziendali.

Olivicoltura
Le principali azioni per il sostegno all’olivicoltura ligure dovranno essere:
• Una legge di riordino dell’olivicoltura ligure sia in termini fondiari che di tecnica produttiva che permetta di incentivare il settore. Nel dispositivo legislativo sarà necessario prevedere la risoluzione dei problemi dei frantoi relativi ai residui di lavorazione
• Il potenziamento del Consorzio della DOP olio ligure.

Forestazione
La Regione Liguria ha una superficie forestale totale del 62,6% (3.394 km2).
Lo sfruttamento del patrimonio boschivo così come impostato dall’attuale legislazione può essere eseguito da grandi aziende su grandi superfici.
Le nostre aziende agricole che hanno dimensioni ridotte devono avere la possibilità di sfruttare i loro terreni, fare le necessarie trasformazioni e su di loro deve ricadere la ricchezza del patrimonio forestale.

Viticoltura
Il panorama vitivinicolo della Liguria offre una gamma di vini di ottima qualità, seppure con una limitata produzione. La produzione vitivinicola, infatti, se registra un calo rilevante rispetto all’ultimo ventennio della superficie coltivata (che attualmente è di 2.390,53 ettari) a fronte di questo calo si rileva, tuttavia, un consistente incremento in termini qualitativi potendo contare su un maggior numero di aziende e su una maggior superficie di vigneti DOC o IGT (rispettivamente + 89,5% e + 59,3% rispetto al 1990).
Il settore proprio perché di qualità ma con poca produzione, soffre in questi ultimi anni dei problemi congiunturali generali del mondo economico italiano.
Dobbiamo tenere conto delle diverse peculiarità della viticoltura ligure e favorire la creazione di consorzi di produttori sostenendo una strategia nella commercializzazione del nostro prodotto sui mercati stranieri. Anche per questo settore fondamentale risulta essere la promozione del prodotto Liguria e la sinergia con le politiche turistiche. Sarà importante guardare alle esperienze di successo percorse da altre regioni italiane, come il Piemonte e il Trentino Alto Adige che hanno saputo sfruttare al meglio il connubio vino-turismo.

Agriturismo e fattorie didattiche
Le aziende agrituristiche in Liguria sono 391 (dati ISTAT, 2008). L’attuale Giunta ha finanziato la nascita dei nuovi agriturismi, ma di fatto non ha saputo supportare la crescita di quelli esistenti. Vogliamo accogliere le istanze delle associazioni promuovendo una riforma integrale della materia.
Le aziende agrituristiche vanno supportate attraverso la creazione di un circuito di qualità e con la promozione delle fattorie didattiche, già valorizzate dal precedente Governo di Centrodestra, che rivestono un importante ruolo educativo per le giovani generazioni e promuovono i prodotti presso le loro famiglie.
Una fattoria didattica è un’azienda agricola in grado di ospitare e svolgere attività divulgative nel campo dell’educazione alimentare, dell’agricoltura e dell’ambiente. I giovani apprendono la propria identità territoriale sviluppando una serie di conoscenze attraverso esperienze dirette, contemporaneamente si crea un’opportunità di sviluppo per le attività agricole, promuovendo il turismo “scolastico” in ambito rurale e valorizzando i prodotti tipici e di qualità. Le attività didattiche che si possono svolgere in una fattoria vanno dalle visite guidate, residenziali e non, a vere e proprie giornate dimostrative durante le quali ci si può prendere cura di un orto, di un oliveto o di un frutteto. Le aziende si trasformano in veri e propri laboratori del fare e del gustare.

Il “Progetto regionale delle fattorie didattiche: saperi e sapori della Liguria”, approvato con DGR n.71/2003, è stato promosso dal precedente Governo di Centrodestra, come strategia educativa per avvicinare il mondo della scuola alla vita di una fattoria tradizionale.
Dobbiamo sviluppare alcune azioni:
• Definire con l’autorità scolastica e in collaborazione e colle associazioni di categoria un progetto unico, organico e capillare su tutto il territorio regionale, individuando percorsi e iniziative comuni e superando al tempo stesso la frammentarietà e la settorialità degli interventi in tale comparto;
• realizzare un’immagine unitaria e coordinata delle Fattorie didattiche della Liguria aumentandone il numero;
• raggiungere la più ampia partecipazione e il coinvolgimento di tutti i soggetti che, a vario titolo, sono impegnati in questa azione.

Zootecnia
Le aziende liguri dedite all’ allevamento del bestiame sono 11.832, pari al 26,7% del totale delle aziende regionali, con un calo del 55,4% riscontrato nell’ultimo ventennio. Gli allevamenti più diffusi riguardano i bovini, gli ovini ed i caprini, praticamente assente l’allevamento dei suini.
In Liguria gli allevatori di bestiame, oltre all’ importante e difficile ruolo di produttori
di reddito, hanno una funzione di presidio del territorio e di tutela dell’ambiente. Nel 2000 sono stati censiti in Liguria oltre 17.000 bovini, 25.700 ovicaprini e 2.700 equini; l’allevamento del bestiame, garantisce un valido presidio di almeno 24.000 ettari del nostro entroterra.
Occorre quindi incentivare le vendite dirette e l’azzeramento delle filiere, favorendo l’utilizzo del prodotto locale. Renderemo i servizi delle aziende zootecniche competitivi, utili a supportare le esigenze di reddito e di crescita.

Politiche agricole
Il principale strumento normativo è il Programma di Sviluppo Rurale 2007-2013.
Il piano finanziario del PSV ligure prevede, nell’arco dei sette anni, un volume complessivo di investimenti pari a 441 milioni di euro.
Il contributo pubblico totale ammonta a 276 milioni, di cui 106 a carico dell’Unione europea, 119 del Governo italiano e 51 della Regione.
È previsto il finanziamento di circa 30 misure ed ogni misura corrisponde a una specifica categoria di interventi. Tali misure sono raggruppate in tre assi principali:
• asse 1 (competitività del settore agricolo e forestale) con 161 milioni di finanziamento pubblico;
• asse 2 (miglioramento dell’ambiente) con 68 milioni;
• asse 3 (sviluppo dei territori rurali) con 40 milioni di cui circa 7 milioni sono destinati alle spese per la gestione del programma.

Punti deboli nelle politiche agricole dell’ attuale amministrazione
Il testo è stato, nella fase concertativa tra la Regione e Bruxelles, modificato, anche
in maniera sostanziale rispetto a quanto si era concordato e la fase di confronto è stata gestita molto male, con uno scarso e non influente peso della “politica regionale”.
Le grandi modifiche subite dal Piano, sono da ricercarsi nella eliminazione dei così detti “interventi di sostituzione” ovvero gli aiuti dedicati alla sostituzione di un bene in uso (macchine, attrezzature, impianti) che, di fatto, hanno costituito l’ossatura degli investimenti aziendali dello scorso PSR.
Saremo particolarmente attenti a sostenere lo sviluppo delle Imprese agricole e delle loro strutture.
Le aziende presenti in comuni classificati “zone urbane” sono state escluse dalla possibilità di ricevere finanziamenti (in particolare ciò colpisce gli agriturismi ed i progetti integrati).
I nostri interventi saranno rivolti, in particolar modo a:
• rendere funzionale e snellire la burocrazia;
• migliorare i rapporti sia con Bruxelles che con le associazioni di categoria;
• potenziare le strutture operative rendendole più efficienti; a loro è demandato il compito di istruire le pratiche degli imprenditori agricoli;
• rendere più equilibrato il PSR, allo scopo di consentire interventi finanziari che considerino l’ effettivo potenziale delle imprese.

Attività venatoria
È profondamente mutata negli ultimi anni. Il cacciatore, da utente inconsapevole si va trasformando sempre più in attore, di primo piano, della gestione ambientale.
La caccia non deve essere il facile bersaglio di un ambientalismo spesso irragionevole, ma diventare lo strumento per la tutela ed il governo del territorio. Conciliare caccia e ambiente, coniugare la tradizione delle nostre campagne con le nuove sensibilità, salvaguardare il territorio rendendolo fruibile alla gente e trasformare un problema in risorsa.
Gli strumenti sono in mano alla Regione, che dovrà impostare l’azione amministrativa e legislativa verso la formazione di un nuovo cacciatore, capace di diventare il protagonista nella gestione del bene ambiente, equilibrando le esigenze dello ambiente e dell’ agricoltura al prelievo della fauna.
A questo fine, daremo l’ avvio ad uno strumento legislativo regionale che dovrà essere in grado di riconciliare il mondo agricolo, con quello venatorio ed entrambi con l’ ambiente.
I punti centrali saranno rivolti alla caccia delle specie la cui presenza eccessiva, va ad incidere negativamente sulle attività agricole ed un ripensamento della caccia agli ungulati più moderna ed adatta alla nostra realtà.
Scopo è quello di raggiungere un controllo delle specie il cui proliferare ha reso problematica la loro presenza con la realtà agricola (es. il cinghiale), che non dovranno restare un problema fuori controllo, ma divenire una risorsa economica e territoriale.

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TURISMO, SPORT e CULTURA

Il Turismo è un settore dell’economia di grandissimo rilievo ed in sviluppo. Oggi un miliardo di persone fa turismo nel mondo.
I nuovi Paesi che si affacciano alla domanda turistica come India e Cina, determineranno un significativo incremento, stimato in 1,6 miliardi di visitatori nel 2020.
(stima WTO-2007). Lo scenario dell’offerta attuale vede l’Europa conservare una fetta di mercato turistico corrispondente al 60% del totale rispetto alle altre destinazioni.
L’affacciarsi di nuovi Paesi anche sul versante dell’offerta determinerà entro il 2020 una nuova distribuzione della quota di mercato europea, che andrà a corrispondere al 45% del totale, mantenendo però sempre il primo posto per quanto concerne gli arrivi (717 milioni di visitatori nel 2020 su 1,6 miliardi, stima WTO-2007), e prevedendo una crescita del 4,1% a livello mondiale.

La situazione in Italia
Le imprese alberghiere e della ristorazione rappresentano in Italia il 5% del totale (10,6% in Liguria), ed il settore turistico, unitamente al Commercio, concorre per il 19,5% nella formazione del reddito.
Nel panorama mondiale l’Italia è leader per l’offerta alberghiera con il 18,8% di quota in termini di camere, il 16,7% in termini di alberghi ed il 19% in termini di posti letto.
È tuttavia oggi il quinto Paese del mondo come presenze turistiche, superato in questi ultimi anni da Stati Uniti, Spagna, Francia e Cina. La Liguria e gli obiettivi politici perseguibili nella nostra Regione le imprese alberghiere e della ristorazione rappresentano il 10,6% del totale.
Il valore del settore turistico rappresenta il 7,2% del valore aggiunto regionale totale, a riscontro di una media nazionale molto inferiore (4,9%) che porta la Liguria ad occupare la terza posizione nella graduatoria tra le regioni italiane, dopo il Trentino Alto Adige e la Valle d’Aosta (rapporto sul turismo italiano 2006/2007).
La Liguria può e deve rendere più competitiva la sua offerta valorizzando, in aggiunta all’offerta balneare, le opportunità nelle quali si rende molto difficile la concorrenza con il nostro territorio.

I centri storici
È ormai da diversi decenni che si è compreso, a livello politico, quale sia l’ importanza del cuore antico delle varie città e paesi, in Liguria come in altre regioni italiane.
Purtroppo il degrado a cui, per più di un secolo, sono stati consegnati i centri storici delle città perché considerati poco appetibili, ha lasciato pesanti segni rendendo molto problematico il loro recupero.
Il restauro ed il recupero avviato negli ultimi tempi a Genova, nei Capoluoghi di Provincia ed in molte altre città liguri, ha permesso di rendere più fruibili queste zone, assicurando risvolti positivi di attività economiche e culturali come, ad esempio, il turismo ed il commercio.
Molta attenzione sarà rivolta a quelle azioni ed interventi che possano assicurare un continuo miglioramento sia nella logistica che nelle infrastrutture collegate e questo anche grazie ai fondi messi a disposizione della Comunità Europea.
Il nostro impegno sarà rivolto a garantire una serena vivibilità, un costante incremento commerciale e quanto altro assicuri ordine e sviluppo.

Accoglienza
Ogni territorio prima di vendersi all’esterno deve organizzarsi all’interno per una accoglienza adeguata da definire con tutti i soggetti che operano direttamente o indirettamente nell’accoglienza. Non si vende l’albergo ma un insieme, un territorio, dai vigili ai taxi, dai pubblici esercizi alle agenzie immobiliari, dai trasporti alla raccolta della nettezza urbana ai giardini.

Infrastrutture Turistiche
La Regione, quale Ente pubblico, ha competenza esclusiva in materia turistica e potrà assicurare, un apporto determinante agendo sull’offerta, riqualificando tutto il patrimonio ricettivo con criteri di diversificazione, qualificazione e cooperazione, intervenendo sulla mobilità interna di accesso al territorio, agendo sul trasporto aria-ferro-gomma-mare ed in particolare sulle infrastrutture:
• necessarie (es. Terzo Valico, Gronda di Ponente, Gronda di Levante, raddoppio ferroviario di Ponente, il tratto autostradale Albenga-Carcare-Predosa, aeroporti); consentendo al turista di raggiungere le Riviere in un tempo minore e a minor costo, analogamente a quanto succede nelle più note destinazioni turistiche internazionali;
• ludiche come impianti sportivi, piste ciclabili da Ventimiglia a Sarzana, lo sviluppo della mobilità urbana in senso turistico, la valorizzazione dell’Alta Via dei Monti Liguri, lo sviluppo del cabotaggio);
• secondarie (come i parcheggi) a sostegno della fruizione dell’offerta turistica;
Nell’ambito degli interventi infrastrutturali si renderà necessario un coordinamento tra i vari settori dei dipartimenti competenti in merito alla depurazione delle acque e del ripascimento degli arenili, a sostegno dell’offerta balneare nella regione.

Seconde case
Intervenire a favore dell’emersione delle seconde case contemplando delle provvidenze per i proprietari che intendono affittare i loro immobili, purché rispondano a determinati standard di qualità dei servizi erogati.

Prodotti turistici
Ampliare la gamma dei prodotti turistici della regione, con particolare riferimento all’integrazione e alla sinergia di costa ed entroterra, andando a valorizzare, tra gli altri,segmenti significativi e di forte appeal quali il turismo religioso, che ben si presta anche ad iniziative di promozione transfrontaliera o interregionale.
Investire su un’offerta di qualità che miri a destagionalizzare i flussi turistici; il turismo della terza età gioca un grande ruolo, concependo gli anziani non come soggetti deboli da assistere ma come persone che cercano più benessere, più qualità della vita e più socializzazione.

Formazione turistica
Intervenire sulla formazione delle risorse umane di tutti i settori coinvolti nel comparto turistico, incentivando:
• la propensione all’innovazione;
• la capacità di interpretare le esigenze della domanda;
• la formazione di nuove figure manageriali nell’ambito delle singole imprese così come nelle aggregazioni consortili ed i STL;
• il coinvolgimento degli istituti alberghieri e turistici;

Cooperazione
Favorire un rapporto di cooperazione ed integrazione attiva tra tutti i settori economici che operano sul territorio, dagli albergatori, agli imprenditori agricoli agli artigiani, anche col fine di valorizzare fattori di attrattiva turistica quali le produzioni tipiche (DOP e DOC) così come gli antichi mestieri della Liguria.

Sicurezza
• renderemo maggiormente sicuri e controllati i centri storici e i centri turistici-culturali ad alta densità di visita, attraverso il potenziamento degli impianti di illuminazione, di video-sorveglianza ed una maggiore presenza delle Forze dell’ordine in corrispondenza di stazioni marittime, ferroviarie, aeroporti, autostrade;
• diffonderemo l’informazione e la cultura nel merito dei principi del “Turismo Sostenibile e Sicuro”, presso Enti pubblici ed imprese, quale fattore di attrazione turistica primaria e di competitività per le imprese che potranno fare emergere una “cultura della qualità” basata sulla salvaguardia degli interessi del turista/consumatore, adottando sistemi di controllo dell’igiene e sicurezza per strutture ricettive e alimenti;
• renderemo maggiormente sicure e controllate le infrastrutture turistiche, quali piste ciclabili o itinerari escursionistici, o come l’Alta Via dei Monti Liguri

Informazione
Interverremo nell’ambito dell’informazione, uniformando e perfezionando con più forza il sistema di rilevazione dei dati statistici di comparto a favore di Enti ed operatori, agevolando l ‘aggiornamento nel merito delle opzioni, anche finanziarie, utilizzabili al fine della qualificazione di servizi e strutture

Promozione
Occorre realizzare maggiori e più mirati investimenti nella promozione turistica regionale e locale, avvalendosi maggiormente del mezzo “web”, aumentando la conoscenza del “Marchio Liguria” ed attuando un virtuoso raccordo delle azioni promozionali con gli eventi legati all’EXPO 2015 di Milano.
Incrementeremo e diversificheremo la quota di flussi turistici stranieri (attualmente la Liguria è al 12° posto in Italia per arrivi).
L’attività dell’Agenzia dovrà essere maggiormente percepita dagli operatori turistici e dal territorio nel suo insieme e dovrà inoltre motivare e coinvolgere gli operatori nella promozione per rendere competitiva la nostra offerta turistica, occorre sviluppare la conoscenza della Liguria sui mercati delle peculiarità e dei valori del nostro territorio, che possono realmente competere con la concorrenza da parte degli altri mercati.
Per conseguire tale obiettivo occorre mettere a sistema questi valori e creare un’accoglienza a 360 gradi che coinvolga:
• storia, cultura, enogastronomia, entroterra;
• centri storici.

Lo strumento sono i Sistemi Turistici Locali, nati nella passata legislatura proprio per sviluppare l’integrazione sul territorio delle risorse e degli attori coinvolti nel settore turistico, di provenienza sia pubblica (Comuni) che privata (Associazioni di Categoria, Consorzi di operatori); il 90% degli operatori del settore non conosce la reale utilità ed attività svolta dagli STL, oggi di fatto non esistono, come realtà autonome, ma sono gestiti dalle Province e dal Comune di Genova, deludendo le aspettative degli operatori turistici.
Necessita avere una visione più moderna del sistema, modificandone le impostazioni e le finalità, affinché possano divenire una reale risorsa per l’economia di settore.
Rendendo funzionale la partnership tra pubblico e privato, vincendo la diffidenza di quest’ ultimo verso il pubblico. La Regione si è spogliata dell’attuazione della politica turistica.
Il sistema della piccole e media impresa alberghiera è il cuore competitivo della nostra economia. Per tale ragione esso deve essere posto al centro delle strategie politiche inerenti il comparto.

Ecco ciò che vogliamo proporre:
• rivedere la materia vincolistica, al fine di incentivare gli imprenditori a rimanere albergatori;
• conferire la priorità ai gestori delle strutture alberghiere, attribuendo un diritto di prelazione per l’acquisto delle strutture, con finanziamenti (come ad esempio i fondi di rotazione) che abbattano la spesa per gli interessi;
• agevolare l’ iter burocratico per opere di ampliamento delle strutture ricettive;
• attivare strumenti finanziari, fondi di rotazione o garanzia, in grado di incentivare e sostenere la riqualificazione, l’ampliamento e l’acquisto delle strutture.
Con il decreto 21/10/2008 la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha stabilito gli standard minimi nazionali dei servizi e delle dotazioni per la classificazione degli alberghi.
La Regione non può legiferare, senza prendere in considerazione tale importante emanazione, per non creare confusione sul territorio.

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LO SPORT

Anche per il settore dello sport intendiamo applicare i principi ispiratori e i valori che guidano la nostra azione politica ed amministrativa.
Da parte dell’attuale amministrazione è mancata un’adeguata programmazione e finanziamento dello sport. Si sono invece privilegiati micro-interventi a pioggia, inefficaci rispetto all’obiettivo di favorire e rendere accessibile a tutti la pratica sportiva.
Al contrario noi intendiamo favorire e promuovere concretamente la diffusione della attività sportiva e motorio-ricreativa, garantendo a tutti i liguri - dai più giovani agli anziani - che l’esercizio della pratica sportiva sia strumento di miglioramento delle condizioni psicofisiche della persona, di tutela della salute, di formazione educativa e di sviluppo delle relazioni sociali.
In sede di programmazione dello sport intendiamo in primis intervenire perché, rimediando al colpevole ritardo dell’attuale amministrazione, si avvii un piano straordinario di manutenzione e adeguamento tecnologico degli impianti sportivi esistenti. Gli interventi della regione dovranno privilegiare, in collaborazione con le istituzioni e gli organismi sportivi, l’adozione di nuovi modelli gestionali con progressiva separazione tra proprietà pubblica degli impianti e gestione privata degli stessi.
Intendiamo inoltre avviare, d’intesa con le istituzioni locali e in collaborazione con le scuole e con il sistema sanitario regionale, un programma concreto di azioni per promuovere l’attività sportiva e motoria per la Terza età per le categorie più deboli.

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LA CULTURA COME IMPRESA

Intendiamo promuovere la cultura come fattore di sviluppo economico.
La bellezza del nostro territorio è uno strumento che deve contribuire ad aumentare le competitività della Liguria. La cultura deve diventare attraente, si deve lavorare con tecniche aziendali, ma su contenuti culturali.
Per realizzare questi obiettivi occorre evitare la dispersione delle risorse disponibili, attraverso la politica degli interventi “a pioggia”, elaborando una “programmazione negoziata”, capace di realizzare, nel campo delle politiche culturali, modalità di cooperazione organizzativa, gestionale e di integrazione finanziaria tra enti pubblici e privati.
Lo scopo è quello di incrementare gli investimenti pubblici e privati in campo culturale, anche promuovendo - così come indicato, ma non realizzato, dalla L.R. n.33 del 31 ottobre 2006 - programmi di collaborazione con le altre Regioni, in particolare del Nord-Ovest.

Gli strumenti
Occorre perciò individuare anche gli strumenti adeguati a svolgere tali politiche, in un rapporto sinergico tra cultura e turismo. Tale rapporto è segnato anche dalle necessità di bilancio e quindi dalle possibilità che può offrire l’integrazione tra cultura e turismo.
Uno strumento può essere individuato nei “Distretti turistici e culturali”, intesi come sistemi di sviluppo territoriale e prodotto turismo-culturale, in grado di integrare localmente memoria e cultura, eventi e realtà associative, teatro e produzione artigianale, tradizioni eno-gastronomiche e bellezze naturali.

Gli indicatori
Per rendere trasparente e diretta la volontà di programmazione/integrazione culturale nel/sul territorio, occorre ripensare gli “indicatori”, necessari per definire le modalità di accesso ai contributi pubblici nel settore della cultura e spettacolo e gli strumenti offerti a quanti vogliono “fare cultura” in Liguria. A questo scopo si propone di aprire un vero e proprio “sportello cultura” on-line e reale, che consenta di focalizzare le risorse disponibili, gli spazi e le competenze.
La Liguria deve diventare la regione delle opportunità culturali, a questo scopo appare essenziale una legge a sostegno della produzione cinematografica e audiovisiva.

Le idee
La Regione Liguria deve farsi promotrice di una serie di idee forti, in grado di innervare l’insieme del sistema culturale.
Occorre perciò identificare alcuni specifici settori d’intervento, oggi completamente sottovalutati, tra questi:
• il sistema teatrale, per il quale va costruita una strategia complessiva, soprattutto in ragione delle realtà più piccole;
• la cultura popolare e le tradizioni folclori della Liguria, attraverso la definizione di un vero e proprio brand, in grado di “legare” le tante, diverse realtà “festive”, sacre e profane;
• la valorizzazione delle dimore storiche liguri e della rete dei castelli e delle fortificazioni, attraverso la costruzione di una rete di beni valorizzati e quindi di ideali percorsi di collegamento regionale dei Beni artistici di pregio;
• l’istituzione delle settimane della cultura ligure (da realizzare, in periodi diversi, nelle quattro province della regione);
• la costruzione di un museo della Liguria (segno visibile della nostra Storia e della nostra Cultura nei secoli).

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